Napoli torna protagonista nel dibattito nazionale sul restauro strutturale degli edifici monumentali, un tema decisivo per il futuro del patrimonio culturale italiano e per la qualità delle città storiche. Nella sede dell’ACEN, in Riviera di Chiaia, si è concluso il convegno promosso da OICE e ACEN in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, una giornata di confronto che ha riunito istituzioni, progettisti, professionisti, imprese e operatori del settore intorno a una domanda centrale: come conservare, rendere sicuro e valorizzare un patrimonio monumentale che rappresenta identità, memoria collettiva e, al tempo stesso, una leva concreta di sviluppo sostenibile. L’incontro, dedicato al restauro strutturale degli edifici monumentali, ha confermato il ruolo di Napoli come laboratorio privilegiato per affrontare le sfide della tutela, perché in una città stratificata, fragile e ricchissima di testimonianze storiche ogni intervento sul costruito non può limitarsi alla dimensione tecnica, ma deve misurarsi con il valore culturale dei luoghi, con la sicurezza delle comunità e con la capacità di immaginare nuove funzioni per spazi che appartengono alla storia urbana.

Ad aprire i lavori è stato l’ingegner Enzo Discetti, Coordinatore regionale OICE Campania, seguito dai saluti istituzionali di Carlo Puca, Assessore all’Identità del Comune di Napoli, Giovanni Kisslinger, Consigliere e Tesoriere OICE, Antonio Savarese, Presidente ACEN, Angelo Lancellotti, Presidente ANCE Campania, e Matteo Salzano De Luna, Presidente OICE Young Professional. Fin dalle prime battute è emerso con chiarezza come il restauro strutturale sia oggi una disciplina di frontiera, nella quale ingegneria, architettura, diagnostica, conoscenza storica, normativa e capacità esecutiva devono procedere insieme. Non si tratta soltanto di intervenire su murature antiche, fondazioni, volte, coperture o apparati monumentali, ma di costruire un metodo condiviso capace di rispettare l’autenticità dei beni e, nello stesso tempo, di rispondere alle esigenze di sicurezza, manutenzione e fruizione pubblica.
Uno dei passaggi più significativi della giornata è stato dedicato al ruolo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, con gli interventi della Soprintendente Rosalia D’Apice e della funzionaria Giovanna Russo Krauss, che hanno richiamato l’importanza di una collaborazione sempre più stabile tra organismi di tutela, amministrazioni, progettisti e imprese. La conservazione del patrimonio monumentale, infatti, richiede oggi competenze integrate e una visione non episodica: conoscere il bene, leggerne le trasformazioni, valutarne le vulnerabilità, scegliere tecniche compatibili e garantire una manutenzione programmata sono passaggi essenziali per evitare che l’emergenza diventi l’unico criterio di intervento. Al focus ha preso parte anche la dirigente del MIC, Laura Moro, portando il contributo dell’amministrazione centrale su un tema che riguarda l’intero Paese e che assume a Napoli un valore particolarmente evidente.
Ampio spazio è stato riservato anche al confronto tra ordini professionali, istituzioni territoriali, parchi archeologici e mondo dell’impresa. Alla tavola rotonda hanno partecipato Andrea Prota, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, Antonio Coppola, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Napoli, Vincenzo Calvanese del Parco Archeologico di Pompei, Agostino Di Lorenzo del Comune di Pozzuoli e Matteo Proia, CEO di B1P Group. Il dialogo ha evidenziato come il restauro strutturale non possa essere affrontato con logiche separate: l’esperienza dei siti archeologici, la complessità dei centri storici, la pressione urbana, la necessità di aggiornare strumenti tecnici e procedure amministrative impongono un cambio di passo. Servono progettazioni accurate, cantieri specializzati, imprese qualificate, tempi certi e una maggiore capacità di tradurre la tutela in valore pubblico.
Attraverso interventi tecnici e casi studio, il convegno ha approfondito le metodologie più avanzate di restauro e consolidamento, soffermandosi sull’innovazione tecnologica, sulla sicurezza strutturale e sugli strumenti operativi per la tutela e la valorizzazione di edifici monumentali e contesti storico-archeologici di particolare pregio. Diagnostica, monitoraggio, modellazione digitale, conoscenza dei materiali, tecniche di consolidamento compatibili e approcci interdisciplinari sono stati indicati come elementi decisivi per intervenire in modo consapevole su un patrimonio che non può essere trattato come semplice edilizia esistente. Nel restauro monumentale ogni scelta progettuale incide sulla storia del bene, sulla sua leggibilità futura e sulla possibilità di trasmetterlo integro alle generazioni successive.
«Il restauro strutturale unisce ingegneria, architettura e storia al servizio della tutela dell’identità culturale», ha sottolineato Enzo Discetti, richiamando la responsabilità che accompagna ogni intervento sul patrimonio storico. «Solo attraverso una collaborazione stabile tra amministrazioni, enti di tutela e progettisti è possibile affrontare con efficacia le sfide della conservazione». Una riflessione che ha attraversato l’intera giornata e che ha posto al centro non solo la qualità tecnica dei progetti, ma anche la necessità di una filiera competente, capace di lavorare in modo coordinato dalla fase di studio preliminare fino al cantiere.
Per Antonio Savarese, Presidente ACEN, la rigenerazione urbana rappresenta una delle priorità strategiche delle città contemporanee. «Restaurare il patrimonio storico e riqualificare il costruito che ha esaurito la propria funzione sono obiettivi complementari, indispensabili per costruire città più sostenibili e resilienti». In questa prospettiva, il restauro strutturale diventa parte di una visione più ampia: non solo conservazione, ma anche recupero di luoghi, riattivazione di funzioni, miglioramento della sicurezza e rafforzamento dell’attrattività urbana. Per Napoli, città dalla densità monumentale straordinaria, il tema assume un valore ancora più forte, perché la tutela del patrimonio può diventare un motore di sviluppo se accompagnata da programmazione, competenze e investimenti.
Sulla stessa linea si è espresso Lorenzo Sava, Vicepresidente ACEN, che ha ribadito come il restauro debba essere considerato «non soltanto un’azione di tutela della memoria, ma anche un investimento per il futuro. Conservare il patrimonio storico e innovare le tecnologie significa creare sicurezza, occupazione qualificata e sviluppo sostenibile». È un passaggio centrale: il restauro strutturale non riguarda soltanto gli addetti ai lavori, ma interessa la qualità della vita delle comunità, la fruibilità dei luoghi della cultura, la competitività dei territori e la formazione di nuove professionalità altamente specializzate.
Un segnale concreto in questa direzione arriva anche dall’aggiornamento della Tariffa del Restauro, ferma dal 2006, come ha ricordato il Presidente di ANCE Campania, Angelo Lancellotti. Il lavoro avviato ha portato all’introduzione di uno specifico capitolo nel Prezzario Regionale dei Lavori Pubblici, corredato da analisi dei prezzi dedicate agli interventi di restauro. Si tratta di un passaggio importante perché la qualità del restauro non può prescindere da strumenti economici adeguati, capaci di riconoscere la specificità delle lavorazioni, la complessità dei cantieri monumentali e il valore delle competenze necessarie per operare su beni sottoposti a tutela.
Il convegno ha confermato così che il restauro strutturale degli edifici monumentali è oggi un terreno di incontro tra sapere tecnico, innovazione e responsabilità culturale. Napoli, con la sua stratificazione storica e con la presenza di istituzioni, università, ordini professionali, imprese e organismi di tutela, si propone come luogo ideale per sperimentare modelli di collaborazione più efficaci. Conservare il patrimonio non significa immobilizzarlo, ma accompagnarlo nel futuro con interventi misurati, competenti e sostenibili. È questa la sfida emersa dalla giornata: trasformare la tutela in progetto, la manutenzione in strategia, il restauro in una politica urbana capace di generare bellezza, sicurezza e sviluppo.
Il programma scientifico del convegno è stato coordinato da Enzo Discetti insieme a Rosalia D’Apice, Giovanna Russo Krauss, Lorenzo Sava, Giovanni Kisslinger e Giancarlo Battista, protagonisti di un percorso di approfondimento che ha posto Napoli al centro della riflessione sul futuro della conservazione del patrimonio culturale italiano. Una riflessione che, dopo questa giornata, appare ancora più urgente: senza una collaborazione strutturata tra istituzioni, professionisti e imprese, il patrimonio monumentale rischia di restare esposto alla fragilità del tempo; con una visione condivisa, invece, può diventare una delle principali risorse per costruire città più consapevoli, sicure e sostenibili.
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