Ha preso il via la quarta edizione di Ustica One Health 2026, la Summer School in Biologia Marina Applicata che porta l’isola di Ustica al centro del dibattito scientifico su biodiversità, salute degli ecosistemi marini e approccio integrato alla tutela dell’ambiente. L’iniziativa, organizzata dall’Ordine dei Biologi della Sicilia in collaborazione con il Biodiversity Gateway dell’Università degli Studi di Palermo, l’Area Marina Protetta Isola di Ustica e il Comune di Ustica, si conferma come un appuntamento di riferimento per mettere in relazione ricerca, istituzioni e territori in una prospettiva sempre più attenta alla sostenibilità.
Tra gli ospiti dell’apertura anche Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, che ha posto l’accento su un tema oggi decisivo per il futuro delle aree costiere e delle infrastrutture marittime: la capacità dei porti di crescere senza rompere l’equilibrio con l’ambiente e con le comunità che li circondano. Il suo intervento ha richiamato direttamente il cuore dell’approccio One Health, secondo cui la salute dell’economia, quella delle persone e quella degli ecosistemi non possono essere considerate dimensioni separate, ma parti di un unico equilibrio da costruire e proteggere.
Per Tardino, il porto contemporaneo non può più essere interpretato soltanto come luogo di movimentazione merci, traffici e grandi infrastrutture. La nuova sfida è comprendere come la vita portuale possa convivere con l’attenzione alla sostenibilità, superando una visione ormai insufficiente che contrappone sviluppo e tutela ambientale. In questa prospettiva, il sistema portuale diventa un laboratorio di transizione: uno spazio in cui innovazione tecnologica, riduzione delle emissioni, monitoraggio ambientale e integrazione con il territorio devono procedere insieme.
Il punto centrale è la trasformazione del modello di sviluppo marittimo. L’elettrificazione delle banchine, utile a ridurre le emissioni delle navi in sosta, lo sviluppo di sistemi energetici innovativi, il miglioramento del monitoraggio della qualità dell’aria e delle acque, l’efficientamento dei collegamenti intermodali e la progettazione di infrastrutture capaci di integrarsi con il territorio rappresentano alcune delle direttrici indicate dalla presidente dell’AdSP del Mare di Sicilia occidentale. Non si tratta soltanto di interventi tecnici, ma di una diversa idea di porto: più sostenibile, più resiliente, più responsabile verso le risorse naturali.
La sostenibilità, tuttavia, non riguarda solo l’ambiente. Nel ragionamento proposto a Ustica, essa assume anche una forte dimensione sociale ed economica. Significa garantire lavoro, creare valore per le comunità locali, dialogare con i territori e costruire sviluppo senza compromettere le risorse future. È proprio questo il nodo politico e culturale emerso durante l’apertura di Ustica One Health 2026: la possibilità di coniugare infrastrutture, economia del mare, biodiversità e qualità della vita, senza ridurre la sostenibilità a una formula astratta o a un semplice adempimento formale.
In questo quadro si inserisce anche l’annuncio di un protocollo d’intesa tra l’Ordine dei Biologi della Sicilia e l’Autorità di Sistema portuale della Sicilia occidentale. A darne notizia è stato Alessandro Pitruzzella, presidente dell’Ordine, che ha sottolineato l’obiettivo di rafforzare le attività di monitoraggio ambientale, contrasto all’inquinamento e salvaguardia del litorale. Si tratta di un passaggio concreto, perché unisce competenze scientifiche e istituzionali dentro una visione One Health applicata al mare, alle coste e alle infrastrutture portuali.
L’isola di Ustica, con la sua Area Marina Protetta, rappresenta un contesto particolarmente significativo per questo confronto. La Summer School diventa infatti non solo un momento formativo, ma anche un’occasione per riflettere su come la tutela della biodiversità marina possa dialogare con le politiche pubbliche, con la gestione delle infrastrutture e con le strategie di sviluppo sostenibile del Mediterraneo. L’Area Marina Protetta Isola di Ustica, istituita nel 1986, si estende per oltre 15mila ettari ed è riconosciuta come uno dei luoghi simbolo della biodiversità marina siciliana.
L’interesse verso Ustica One Health 2026 appare confermato anche dai numeri: secondo l’Ordine dei Biologi della Sicilia, sono arrivate 152 richieste di partecipazione, a fronte di 25 posti disponibili per ragioni organizzative e di sicurezza. Il dato segnala una crescente attenzione, soprattutto tra professionisti, laureati e giovani biologi, verso la formazione scientifica avanzata sui temi della ricerca, della sostenibilità e della valorizzazione del patrimonio ambientale siciliano.
Il messaggio che arriva da Ustica è dunque chiaro: la sostenibilità non è più un tema laterale, ma una condizione necessaria per immaginare il futuro del mare, dei porti e delle comunità costiere. L’approccio One Health consente di leggere insieme salute umana, salute ambientale e sviluppo economico, offrendo una chiave utile per affrontare le trasformazioni del sistema portuale e marittimo. In questa direzione, il confronto tra istituzioni, mondo scientifico e territori può diventare uno strumento decisivo per costruire politiche più efficaci, capaci di proteggere gli ecosistemi senza rinunciare alla crescita e all’innovazione.
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