di Luca Sorbo
“A quale fine? Lo stesso che, in verità, ritroviamo nei suoi lavori precedenti: Monos e Case rom. La manifestazione di un concetto <madre>, di una proprietà ideale, di un immaginare originario dal sentore umano, di ventre abitativo. In fondo questi rifugi camuffati da impenetrabili soluzioni cementizie assomigliano a delle caverne gravide di timori. Più di altro mostrano una buia angoscia primordiale, un tetto irrinunciabile tra terra e cielo. Una fragilità esistenziale che si maschera dietro forme e strutture protettive, mentali e poi fisiche. Come confini da salvare. Cippi di pietra da serbare nell’incertezza del domani. Proprio questo c’è. Ed è commovente guardarlo.”
Queste parole di Steve Bisson ci introducono alla ricerca visiva di Vincenzo Pagliuca, originario della provincia di Caserta, culminata nella stampa del libro intitolato Bunker e presentato durante gli incontri di fotografia di Arles 2024, probabilmente la più importante manifestazione del settore al mondo.
Il guardare di Vincenzo Pagliuca si nutre di un bruciante desiderio di comprensione del reale che lo porta ad individuare un soggetto e poi attraverso una serie di registrazioni fotografiche ad analizzarlo nel suo manifestarsi in diversi contesti. Questa metodologia gli consente di trovare in un singolo aspetto risonanze emotive significative. Il librodocumenta la presenza di oltre 300 Casematte in Alto Adige, costruite prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Questa ricerca è nata nel 2018 durante una residenza d’artista. Si tratta di architetture belliche che possono diventare metafora della follia della guerra. Edifici dove non è possibile abitare, ma dove è possibile opporre una strenua difesa ad un eventuale aggressore. Un concentrato di intelligenza finalizzato solo allo scontro, come del resto tutto ciò che viene prodotto per la guerra. Lo sguardo di Vincenzo, attraverso la ripetizione, svela la lucida follia che ha guidato i progettisti di queste opere.
La tipologia e la ripetizione sono tipiche di alcune delle più importante ricerche visive della scuola tedesca di fotografia. L’indagine si inserisce in questa tradizione con una personale tensione emotiva.
Il libro, edito da Hartmann Books, è di grande pregio. Nello sfogliarlo siamo coinvolti nella dinamica creativa dell’autore e siamo invitati a individuare i dettagli di queste sinistre costruzioni. Il loro rapporto con la natura che, originariamente, doveva camuffarle e che oggi le svela. L’architettura come proiezione di aspetti dell’animo umano.
Rivelare l’invisibile attraverso il visibile è da sempre il principale scopo delle impronte di luce, la luce riflessa dalle superfici mostra l’agire umano nei suoi abissi più insondabili.
Vincenzo Pagliuca si conferma, con questo terzo libro, uno tra i principali talenti della giovane fotografia italiana.




