di Luca Sorbo
Figlio d’arte, segue le orme del padre Gabriele, che aveva lo studio in galleria Umberto I e che ha immortalato alcune dei momenti più emozionanti del Salone Margherita. Anche il suo nome lo deve ad un fotografo e precisamente ad Antonio Troncone, appartenente ad una delle più importanti famiglie di fotografi napoletani e che fu il padrino del battesimo. Sceglie di dedicarsi al fotogiornalismo per vivere le tensioni sociali e politiche della fine degli anni Settanta che aveva vissuto studiando all’Accademia di Belle Arti. Negli anni Ottanta il primo lavoro fu un reportage sulla 167. Importante fu anche l’esperienza di fotografo al Diamond Dogs, che era un locale molto particolare al Cavone. C’era musica, una frequentazione alternativa e molte tendenze ebbero un loro inizio in questo luogo. Da questa esperienza nasce un libro ed una mostra presentati al museo Madre nel 2016.
Ricorda con nostalgia gli anni della sua giovinezza in cui i luoghi di aggregazione erano le piazze, erano luoghi di discussione e dove nascevano sogni e progetti.
Si è occupato con successo anche di moda, ma il reportage resta pò suo campo di indagine privilegiato. Da queste esperienze nasce il lavoro BOX MIANO che è stato presentato il primo novembre a Magazzini Fotografici e che sarà visitabile fino al primo dicembre.
Il comunicato stampa riporta: “Boxe Miano è un lavoro che appartiene alla memoria della città e al suo archivio collettivo.
Realizzato nei primi anni Novanta, racconta la nascita di una palestra di quartiere a Miano, in un’area di confine che stava cambiando volto tra edilizia, marginalità e desiderio di riscatto.
L’ex pugile Gennaro Esposito aveva fondato lì una scuola di boxe per i ragazzi a rischio, trasformando la disciplina in strumento di crescita e dignità. Toty Ruggieri ne documenta la quotidianità con rispetto e misura, lontano da ogni retorica o spettacolarizzazione, in un tempo in cui la fotografia manteneva una dimensione prevalentemente documentaristica.
Boxe Miano ha ricevuto una menzione al merito al Premio Yan Geoffroy e il Premio Europeo Kodak nel 1992, nell’ambito del Kodak European Panorama. Il progetto fu successivamente esposto al Museo della Permanente di Milano e al Museo Ken Damy di Brescia”.
Le immagini rivelano una grande sapienza visiva. Se avvertono le suggestioni di un Willian Klein, non si ricerca la perfezione formale, ma la potenza espressiva. La grana ed i controluce danno drammaticità alle foto che sono capaci di donarci la dimensione umana delle persone ritratte. Un bianco e nero deciso, ben stampato che cattura la retina. Si percepisce l’empatia dell’autore con i suoi soggetti.
In mostra ci sono anche i provini a contatto che ci consentono di comprendere le scelte creative di Toty Ruggieri. Questo tipo di documentazione è fondamentale per comprendere il suo processo creativo. Sono in mostra anche alcune riviste dove è stato pubblicato il reportage.
Una bella prova di autore da parte di Toty Ruggieri da cui aspettiamo una monografia, capace di dar conto di tutto il suo percorso umano ed artistico.






