Rapido 904, Napoli e la memoria delle stragi: verità, giovani e legalità
Napoli ricorda la strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984, uno dei più gravi attentati terroristici della storia italiana. A 41 anni dall’esplosione sul treno Rapido 904, che provocò 16 morti e oltre 260 feriti, la città ha commemorato le vittime nell’atrio della Stazione Centrale di Napoli, rinnovando l’impegno per la memoria, la verità e la giustizia. Alla cerimonia hanno partecipato il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, la Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime Rosaria Manzo, rappresentanti delle istituzioni e della società civile, in un momento di raccoglimento che ha unito passato e presente nel segno della legalità.
Accanto al rito civile della deposizione della corona di fiori e al minuto di silenzio, quest’anno la commemorazione ha assunto un valore simbolico e pedagogico particolare con la presentazione della Figurina della Memoria, dedicata alle vittime della strage. Un oggetto semplice solo in apparenza, pensato per parlare alle nuove generazioni con un linguaggio a loro familiare. Come ha spiegato Rosaria Manzo, «la figurina della memoria è un simbolo, uno strumento vicino ai giovani, se pensiamo alle figurine dedicate allo sport o a una serie televisiva. Fare una figurina dedicata a una strage significa trovare un modo per rendere più accessibili questi temi. Gli eventi commemorativi non sono un mero atto dovuto: sono un passaggio che ci serve a continuare la nostra ricerca di verità».
La figurina, realizzata da Figurine Forever in edizione limitata di 904 copie, richiama volutamente il nome del treno colpito dall’attentato, trasformando un numero in un segno di memoria condivisa. Un gesto che rompe la distanza tra storia e presente e che invita a non confinare il ricordo a una data sul calendario.
Nel corso degli interventi è emerso con forza il contesto storico e politico della strage. Antonio De Jesu, assessore alla legalità del Comune di Napoli, ha ricordato come l’attentato al Rapido 904 rappresenti «uno degli eventi più tragici e devastanti della storia della Repubblica», frutto della saldatura tra terrorismo e mafia in un attacco diretto allo Stato democratico. Una stagione buia, ha sottolineato, che ha però generato anticorpi democratici e una reazione forte delle istituzioni, senza cancellare il dovere della memoria.
Un filo ideale ha legato Napoli a Bologna, città anch’essa segnata dalle stragi. Emily Marion Clancy, vicesindaca di Bologna, ha ribadito la necessità di continuare a cercare giustizia, ricordando che quella del Rapido 904 è stata una strage di mafia organizzata da Cosa Nostra, avvenuta nel territorio di Val di Sambro, nell’Appennino bolognese, con molti passeggeri campani a bordo. Una tragedia che unisce territori diversi nella stessa battaglia per la verità, come già accaduto con la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.
Sul valore della memoria come strumento civile è intervenuto don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s., sottolineando il rischio dell’oblio e della banalizzazione: quando la memoria si indebolisce, ha ammonito, si apre la strada al negazionismo e alla relativizzazione. La memoria, invece, deve essere attiva, capace di generare cambiamento e testimonianza viva contro ogni forma di violenza.
Un’analisi netta è arrivata anche dal mondo sindacale. Gianni Monte, della segreteria della Camera del lavoro metropolitana di Bologna, ha ricordato che la strage del Rapido 904 unisce in modo indissolubile mafia ed eversione nera, come attestano le sentenze, collocandosi in un contesto in cui la democrazia era sotto attacco. Difendere le libertà costituzionali e la piena agibilità democratica, ha spiegato, significa anche garantire il diritto di vivere e manifestare senza la paura del terrorismo.
A chiudere il cerchio della memoria del lavoro è stato Raffaele Paudice, segretario della Cgil Napoli e Campania, che ha ricordato come tra le vittime ci fosse un dipendente dell’Enel di Napoli. Uno degli obiettivi dell’attentato, ha sottolineato, era colpire il mondo del lavoro per limitare le libertà democratiche. La risposta collettiva dei lavoratori contribuì a sconfiggere l’eversione, ma resta ancora aperta la necessità di una verità pienamente condivisa, capace di fare luce anche sulle zone d’ombra e sui depistaggi.
Nel suo intervento istituzionale, Gaetano Manfredi ha ribadito che Napoli sente questa strage come una ferita propria e nazionale: ricordare il Rapido 904 significa rinnovare l’impegno delle istituzioni a fianco dei familiari delle vittime, custodire la verità e trasmettere ai giovani il valore della legalità. La Figurina della Memoria, in questo senso, diventa non solo un oggetto simbolico, ma un ponte tra generazioni, un invito a non dimenticare e a interrogarsi sul passato per difendere il futuro della democrazia.
#StrageRapido904 #MemoriaDelleStragi #Napoli #TerrorismoInItalia #FigurinaDellaMemoria #Legalità #StoriaItaliana #EducazioneCivile
(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)





