di Luca Sorbo
La mostra Figure di Antonello Tagliafierro, che si è inaugurata il 12 maggio a Palazzo Fazio a Capua, a cura di Livio Marino e presentata da Luca Palermo, è la testimonianza di un’intensa esperienza artistica.
Al primo piano vi sono le opere degli anni Settanta del Novecento, in cui si evidenzia l’influenza dei mezzi di comunicazione. Sono opere di piccole dimensioni che ricordano uno schermo televisivo. Al secondo Piano vi sono le tele degli anni Ottanta di maggiori dimensioni, in cui si evidenzia una ricerca di dinamismo, un tentativo di fermare il flusso degli avvenimenti, di contrastare lo sgretolarsi della memoria.
Formatosi all’Accademia di belle Arti di Napoli tra il 1973 ed il 1977, Antonello Tagliafierro ha vissuto tutte le tensioni di un decennio denso di conflitti e sperimentazioni. Importante è stato anche il confronto con il suo docente di pittura, Armando De Stefano, che lo ha sempre incoraggiato. Ha seguito con attenzione gli artisti presentati alla galleria di Lucio Amelio, come Andy Warhol e Joseph Beuys, anche se era più interessato agli autori impegnati nel sociale. Questa formazione multiforme sia sotto l’aspetto tecnico che personale gli ha consentito di elaborare una ricerca visiva complessa e raffinata.
Da giovanissimo comincia a collaborare con la galleria Numero 7 a via Fiorelli per cui realizza quasi tutte le opere degli anni Settanta.
La mostra a Palazzo Fazio, che sarà visitabile su appuntamento fino al 15 giugno, è di particolare interesse, anche perché è la prima personale dal 1980, quando presentò le sue opere nello spazio espositivo di Linea Continua.
Luca Palermo, docente di arte contemporanea all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, sottolinea il valore artistico della ricerca visiva di Tagliafierro. Palermo afferma che le tele di Tagliafierro potrebbero essere esposte nei principali musei di arte contemporanea. Queste dichiarazioni evidenziano l’importanza per tutti gli artisti di avere una rete di galleristi, curatori, storici dell’arte che li sostengano nel loro percorso. Purtroppo la provincia di Caserta, ma anche la stessa città di Napoli hanno delle forti carenze in questo settore che impediscono a molti talenti di avere i riconoscimenti che meritano. Antonello Tagliafierro sicuramente merita una maggiore considerazione dalla critica nazionale.




Lo stile di Tagliafierro ha una decisa originalità, che, però, si nutre dell’influenza della Pop Art, dell’espressionismo astratto e delle tante sperimentazioni degli anni Settanta. La tela registra i suoi stati d’animo attraverso segni sapienti che catturano la retina e le emozioni profonde dello spettatore.
Un altro tema ricorrente nella sua ricerca è la scrittura come possibilità dell’uomo di tramandare la propria esistenza il proprio vissuto. Questa è una ricerca da cui sono nate opere astratte che non sono presentate in questa mostra.
Il percorso creativo di Antonello Tagliafierro ha trovato nuove soluzioni formali negli anni Novanta e successivi e, quindi, speriamo che presto vi siano altre sue personali per conoscere le opere più recenti.
