di Luca Sorbo
“Innocence è un lavoro sul tempo, sui quattordici lunghi anni trascorsi dal momento cristallizzato in foto. Sul futuro che fruttifica dal passato e attraversando il doloroso presente della guerra, parla al futuro.
È tempo allora di smettere di credere alla neutralità dell’immagine. È tempo, se necessario, di profanare le proprie stesse fotografie e le proprie convinzioni. Di fare i conti con le memorie dolorose, di mobilitarsi per educarci alla consapevolezza. Per non lasciare che il presente ci scivoli tra le mani. Per spezzare la sottile violenza, che, tra i volti sorridenti dei nostri genitori, ci educa all’odio e alla guerra.”
Queste parole di Alice Colantuoni, curatrice, della mostra di Eduardo Castaldo Innocence, che inaugura sabato 18 maggio a Magazzini fotografici, ci introducono alla più recente ricerca visiva del reporter napoletano, vincitore di una sezione del World Press Photo ed oggi affermato fotografo di scena.
La mostra sarà visitabile fino al 16 giugno. Per tutte le info su orari si consiglia di consultare il sito www.magazzinifotografici.it
Eduardo Castaldo fin dall’inizio della sua esperienza di fotografo ha sempre affiancato all’attività professionale anche un impegno sociale attraverso mostre ed installazioni. Ha sempre cercato di dare alle sue immagini una forza nuova per sottrarsi alle troppe strumentalizzazioni dei giornali.
Le immagini esposte sono state realizzate nelle primavere del 2009 e 2010 nella base militare israeliana di Latrun durante le celebrazioni per il giorno dell’Indipendenza di Israele. In questa occasione vengono montati dei tentoni da campo decorati con festoni e palloncini colorati che accolgono le famiglie per mostrare loro gli armamenti ed il loro funzionamento. Questa attività viene svolta in una situazione di grande serenità ed armonia che contrasta fortemente con i contenuti delle attività stesse, poiché i soldati mostrano come caricare e far sparare i mitragliatori, lanciagranate, fucili di precisione e così via.




Eduardo fino ad oggi aveva deciso di non pubblicare queste immagini per proteggere i bambini ritratti. Oggi ha pubblicato le foto ritagliando i visi dei bambini che oggi hanno l’età per essere attivi sui campi di battaglia e presumibilmente sono impegnati a Gaza nel terribile scontro che tutti conosciamo.
Bisogna essere rispettosi delle ragioni sia degli israeliani che dei palestinesi, ma non possiamo non pensare che quello che era presentato come un gioco nel 2009 oggi è una tragica realtà.
Bisogna superare le logiche della guerra, cercare le ragioni della pace. La guerra non è un gioco, è solo distruzione senza speranza.
