Napoli riscopre la propria identità gastronomica grazie all’arte. Le sale di Palazzo Reale di Napoli hanno ospitato una giornata dedicata alla tavola dei Borbone e alle colture d’eccellenza che, ancora oggi, custodiscono e modellano il paesaggio rurale campano. L’evento “A tavola con l’arte”, seguito da una visita guidata condotta dalla storica dell’arte Antonella Delli Paoli, ha riportato al centro dell’attenzione pubblica le nature morte del Settecento e dell’Ottocento, veri e propri documenti visivi sulle abitudini alimentari della corte e del popolo.

La scoperta dei sapori dell’epoca parte proprio dai dipinti, che rivelano prodotti ancora strettamente legati alla tradizione campana. Dalle pere di Sant’Anna ai formaggi e agli ortaggi, dai pesci e dalle carni simbolo di ricchezza fino a una sorprendente pizza rustica, ogni elemento racconta non solo un gusto antico ma anche una pratica agricola che il territorio continua a tramandare come parte viva della propria storia. La trasformazione dei napoletani da Mangiafoglie a Mangiamaccheroni trova conferma nelle tele dell’epoca borbonica, in cui la pasta appare prima condita con zucchero e cannella e poi, più modernamente, con il formaggio: un’evoluzione che riflette mutamenti culturali, economici e identitari.
La giornata di studi, introdotta dalla Soprintendente ABAP dell’Area metropolitana di Napoli, Paola Ricciardi, ha posto al centro il valore delle colture agricole tradizionali nella tutela del paesaggio. La Ricciardi ha ricordato come il territorio sia modellato da secoli di pratiche contadine, dai saperi artigianali e dalla cultura alimentare, elementi che non appartengono solo al passato ma continuano a essere fonte di identità e sviluppo sostenibile. Accanto a lei, Brunella Como, responsabile del Patrimonio demoetnoantropologico della SABAP NA-MET, ha illustrato il ruolo del patrimonio immateriale nella protezione delle coltivazioni autoctone e nella valorizzazione delle comunità che le custodiscono.
Particolarmente significativi sono stati i casi studio presentati durante il dibattito: la mela limoncella di Sant’Agata de’ Goti, il limone di Sorrento IGP e la ciliegia Somma dei Monti Lattari sono stati raccontati come esempi virtuosi di prodotti agricoli che, oltre a essere eccellenze gastronomiche, rappresentano un legame diretto tra paesaggio, storia e innovazione. L’esperto di sviluppo locale Giuseppe Orefice ha approfondito il valore del “saper fare” contadino, mentre Alessandro Manna, presidente dell’Associazione Siti Reali, ha fatto rivivere il Grand Tour del gusto borbonico, tra itinerari storici, ricette aristocratiche e paesaggi coltivati.

La giornata si è conclusa con il tema “A tavola con l’arte dai Borbone ai Savoia”, curato da Stefania Gatto e dalle storiche dell’arte Antonella Delli Paoli ed Elena Carrelli, che hanno collegato idealmente la cucina borbonica a quella sabauda attraverso le collezioni di Palazzo Reale e di Villa Pignatelli. Proprio Tiziana D’Angelo, direttrice delegata del Palazzo Reale, ha sottolineato come luoghi storici e opere d’arte siano in grado di custodire una memoria alimentare che attraversa i secoli, raccontando prodotti autoctoni, ritualità della tavola e nuovi modi di vivere e rappresentare il cibo.
Mentre la visita odierna ha riportato i visitatori ai tempi dei Borbone grazie alle nature morte e agli agrumi del Giardino Romantico, nel mese di dicembre Villa Pignatelli ospiterà un appuntamento dedicato alla tavola dei Savoia, offrendo un ulteriore tassello per comprendere la storia del gusto napoletano e le sue radici culturali.
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