La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne diventa, quest’anno, un momento di riflessione globale sul ruolo femminile nei conflitti contemporanei. L’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli sceglie di portare al centro del dibattito la voce delle donne che resistono ogni giorno sui fronti di guerra, dal Sud America all’Europa, dando vita a un evento corale che unisce ricerca, arte e testimonianze dal mondo. L’appuntamento, in programma martedì 25 novembre alle ore 11 nella Sala Villani dell’Ateneo, vede la partecipazione dei Licei dell’Istituto Scolastico Suor Orsola Benincasa e dei Dipartimenti di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione e di Scienze umanistiche. È proprio quest’ultimo a ospitare stabilmente una panchina rossa dedicata alle vittime della strage del Politecnico di Montreal del 1989, dove lo studente Marc Lépine uccise quattordici donne in uno dei più tragici femminicidi della storia recente.
Il Rettore Lucio d’Alessandro apre l’incontro, seguito dalla proiezione del documentario The missing peace of refugee crisis prodotto da TEDx, introdotto dalla giornalista e scrittrice tedesca Renate van der Zee. L’evento si configura come un percorso narrativo che intreccia ricerca accademica e impegno civile: la ricercatrice Laura Abbruzzese dell’Università L’Orientale racconta la condizione delle donne impegnate nelle guerre del Sud globale; la criminologa Marialaura Cunzio approfondisce il drammatico fenomeno delle spose bambine; Barbara Balbi presenta il progetto culturale Tatreez Napoli; Cecilia Taglione esplora la resistenza femminile attraverso l’espressione musicale, ricordando come l’arte diventi spesso uno strumento di sopravvivenza emotiva nei contesti bellici.
Il programma alterna interventi e reading curati dagli allievi del Master in Teatro pedagogia e didattica. Metodi tecniche e pratiche delle arti sceniche, coordinati da Nadia Carlomagno, con l’obiettivo di trasformare testimonianze e racconti in un’esperienza performativa capace di restituire dignità e presenza alle donne colpite dalla violenza dei conflitti. Un approccio che conferma la vocazione del Suor Orsola come luogo di innovazione culturale e sociale, attento non soltanto alla formazione, ma anche al dialogo pubblico sul tema della parità di genere.
«Le nostre iniziative non sono episodiche» ricorda Vittoria Fiorelli, professore ordinario di Storia moderna e delegata del Rettore al gender equality. L’Ateneo ha adottato da tempo un Gender Equality Plan che punta a rimuovere barriere e creare reali opportunità per le donne nella comunità universitaria, facilitando la conciliazione con la vita familiare e sostenendo chi si fa carico del lavoro di cura. Un impegno che si intreccia con la missione stessa dell’Università: educare alla pace, promuovere la consapevolezza e contrastare la violenza fin dalle sue radici culturali.
In un mondo attraversato da nuovi e vecchi conflitti, la riflessione proposta dal Suor Orsola assume un valore collettivo: le donne non sono soltanto vittime della guerra, ma protagoniste attive di processi di resistenza, mediazione e ricostruzione. Raccontare le loro storie significa aprire uno spazio di comprensione che va oltre la cronaca e si trasforma in responsabilità civile. In questa prospettiva, l’evento diventa un invito a guardare la guerra dalla prospettiva femminile, ascoltando il grido di chi continua a lottare per la dignità, la libertà e la pace.
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