Il territorio campano continua a scontare un gap strutturale che va ben oltre le emergenze della giornata: lo sottolinea con forza Costanzo Jannotti Pecci, che all’indomani dell’avvio degli incontri con i candidati alla Presidenza della Regione Campania punta il dito sulla persistente debolezza del tasso di occupazione. “La Campania – spiega – resta tra le regioni europee con i livelli più bassi, nonostante segnali di ripresa e l’impiego di risorse ingenti, incluso il PNRR”. .
Secondo Jannotti Pecci, la distanza rispetto al Centro-Nord non è solo numerica: è “sostanziale” e riguarda l’intero tessuto produttivo, dai servizi alle infrastrutture, fino alle opportunità concrete di lavoro per i giovani. Il cuore del ragionamento riguarda ciò che serve “per cambiare passo” e dare all’impresa locali effettive condizioni di crescita: infrastrutture che funzionano, certezze amministrative, incentivi mirati e una governance regionale che si occupi di programmazione più che di gestione diretta – fenomeno questo che, nelle sue parole, ha caratterizzato la lunga fase di stallo del Mezzogiorno.
Con la prospettiva rivolgendosi all’area vasta di Napoli – che ospita circa metà della popolazione regionale – Jannotti Pecci immagina una “metropoli europea” pienamente integrata nelle reti dell’innovazione, della sostenibilità e della cultura d’impresa. Serve un piano strategico che favorisca l’espansione delle filiere manifatturiere di eccellenza, dei servizi avanzati e degli investimenti in ricerca e sviluppo, digitale e ambientale. Allo stesso tempo, la Campania non può trascurare le aree interne, «non la periferia della regione, ma una sua leva strategica, sia economica sia identitaria», insiste.
Tra le leve citate come decisive vi sono la riqualificazione delle aree industriali – dai servizi alle vie di accesso, fino al potenziamento della sicurezza – e il rilancio del sistema portuale e aeroportuale: l’aeroporto campano, ad esempio, contribuisce già al 4,2 % del PIL regionale e dà lavoro a circa 112.000 persone, dice la nota. Il porto di Napoli viene visto come nodo centrale per una logistica mediterranea che può proiettare la regione verso l’internazionalizzazione.
Sul fronte del tessuto produttivo locale, Jannotti Pecci pone l’accento sui contratti di sviluppo e sull’importanza di sostenerli come strumento chiave per consolidare e ampliare l’impresa. Le aree periferiche interne devono ri-conquistare giovani, professionisti e imprese anche grazie alla connettività fisica e digitale, alla valorizzazione delle filiere territoriali – dall’agroalimentare avanzato alla manifattura locale. Davvero, se non si interviene ora, avverte, la Campania rischia di diventare una regione “a due velocità”.
Infine, la sanità e l’emergenza ambientale sono parte integrante di questa visione di sviluppo: ridurre le liste di attesa, rilanciare la medicina di prossimità, valorizzare il contributo dell’imprenditoria privata accreditata e dare un colpo definitivo alle vecchie emergenze come quella della Terra dei Fuochi – tutti elementi che incidono sul contesto in cui imprese e lavoratori operano. In questo senso, il sistema «non spettatore» di cui si fa portavoce l’imprenditoria campana ribadisce che le imprese sono “parte della soluzione”, a condizione però che ci sia una Regione che metta in campo strumenti concreti, tempi, risorse e responsabilità verificabili.
In sintesi, le imprese campane non chiedono generiche promesse: vogliono un’agenda operativa, una road-map chiara, con investimenti, tempistiche e una accountability credibile. Le parole del presidente dell’Unione Industriali Napoli suonano come un monito ma anche come un’offerta di collaborazione: «Noi ci siamo», dice, «ma servono condizioni che permettano di investire, crescere e creare lavoro».
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