Il nuovo semestre filtro per l’accesso a Medicina, introdotto per sostituire il tradizionale test nazionale, è nato con l’obiettivo dichiarato di rendere più equa la selezione e ridurre lo stress degli studenti. Ma il primo appello del 20 novembre 2025 ha generato invece un’ondata di polemiche, accuse di disorganizzazione e sospetti di irregolarità che hanno rapidamente trasformato una prova sperimentale in un caso nazionale. Le immagini dei compiti comparse sui social durante e subito dopo l’esame hanno costretto il Ministero dell’Università e della Ricerca a intervenire, avviando un’indagine con strumenti di monitoraggio avanzato. E ciò che è emerso ha alimentato ancora di più il clima di sfiducia che migliaia di candidati hanno denunciato in queste ore.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, il MUR ha utilizzato un crawler automatico per scandagliare circa 160 mila contenuti online, incrociando foto, post e messaggi diffusi su siti e piattaforme social nelle ore successive alla prova. Il risultato ufficiale parla di due sole “brutte copie” pubblicate online: una riconducibile a una prova svolta alla Federico II di Napoli, l’altra all’Università di Catania. Le immagini riguardano esclusivamente i moduli con le domande, non i fogli delle risposte né le soluzioni. Nessuna evidenza, dunque, di un passaggio sistematico di informazioni che possa aver alterato in modo massivo l’esito dell’esame. Ma questo non ha affatto placato le proteste.
Gli studenti, soprattutto quelli rappresentati dall’Udu, denunciano una gestione caotica, segnalando ritardi, confusione nelle aule, differenze organizzative tra gli atenei e—soprattutto—una sensazione di disuguaglianza sostanziale tra chi ha potuto copiare immagini delle domande e chi no. Sui social e sui principali forum dedicati allo studio, si moltiplicano testimonianze di candidati che avrebbero visto telefoni accesi nelle aule, vigilanza insufficiente o procedure non uniformi. Molti definiscono il semestre filtro come una “lotteria” più che una selezione meritocratica.
Il Ministro ha però difeso la validità del nuovo sistema, sostenendo che “la macchina ha retto” e che gli strumenti di controllo hanno funzionato. Secondo il MUR, solo i candidati riconducibili alle due immagini diffuse rischiano l’annullamento della prova, una misura che scatterà dopo la de-anonimizzazione degli elaborati. Il resto degli studenti, invece, dovrebbe attendere la pubblicazione dei risultati prevista entro il 3 dicembre 2025 e poi affrontare il secondo appello del 10 dicembre, che rappresenta un’ulteriore possibilità di migliorare il punteggio.
In questo scenario incerto, la fiducia degli studenti nel nuovo modello di selezione appare fortemente compromessa. Le prove a blocchi da 45 minuti per chimica, fisica e biologia, già percepite come difficili e più tecniche rispetto al vecchio test, si sono trasformate in una sorta di esperimento stressante e poco trasparente. Gli studenti che si appellano alle loro possibilità di ingresso sentono di essere stati coinvolti in una procedura poco chiara, e il rischio di ricorsi collettivi cresce di ora in ora. Diverse associazioni hanno già annunciato l’intenzione di chiedere l’accesso in soprannumero o l’annullamento dell’intero appello nazionale.
Il semestre filtro sarebbe dovuto essere un passo verso un sistema più moderno e coerente con gli standard europei, ma le prime crepe mostrano un problema più profondo: l’Italia fatica da anni a garantire una selezione per Medicina che sia al tempo stesso severa, equa e priva di zone d’ombra. Le irregolarità di Napoli e Catania, pur limitate, hanno riacceso il dibattito su numero chiuso, meritocrazia e diritto allo studio. E se nei prossimi giorni emergeranno ulteriori casi o ricorsi, il rischio concreto è che questa riforma—nata come svolta—diventi l’ennesimo ring di conflitto tra istituzioni, studenti e università.
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