Nel cuore di Napoli, Sala Assoli Moscato ospita sabato 7 marzo 2026 alle 11.30 un appuntamento che mette al centro uno dei nodi più drammatici e decisivi del nostro tempo: il rapporto tra guerre, migrazioni forzate, frontiere, identità e nuove forme di esclusione. Protagonista dell’incontro è Giulio Piscitelli, fotografo documentarista tra i più autorevoli della scena italiana contemporanea, invitato nell’ambito della X edizione de Il sabato della fotografia, la rassegna curata da Pino Miraglia e dedicata ai linguaggi della fotografia, della cultura visiva e dell’impegno civile. L’incontro, dal titolo Anime erranti (l’epopea dei migranti dalle guerre ai CPR), si presenta come un momento di riflessione pubblica che unisce testimonianza, analisi e forza narrativa dell’immagine.
Il valore dell’appuntamento sta nel fatto che Piscitelli non racconta la migrazione come emergenza episodica, ma come una lunga frattura della contemporaneità. Il suo lavoro attraversa deserti, coste, navi, campi, frontiere e centri di permanenza per il rimpatrio, seguendo le persone lungo rotte che nascono dai conflitti in Medio Oriente, in Africa e in altre aree di crisi internazionale. In questo senso la fotografia non si limita a documentare, ma diventa strumento di comprensione storica del presente: rende visibile ciò che spesso resta ai margini del discorso pubblico, cioè la continuità tra guerra, collasso geopolitico, nazionalismi, diseguaglianze e crisi climatica. È proprio questa chiave a rendere l’incontro napoletano particolarmente attuale, perché oggi il tema migratorio continua a occupare il centro del dibattito europeo e italiano, ma troppo spesso viene schiacciato tra propaganda, semplificazioni e linguaggi securitari.
Nel percorso di Giulio Piscitelli questa attenzione si traduce in una pratica di lungo periodo. Nato a Napoli nel 1981, il fotografo lavora da anni sui grandi temi del nostro tempo, dalle crisi umanitarie ai teatri di guerra, dalle rotte migratorie nel Mediterraneo alle conseguenze sociali dei conflitti. Il suo progetto Harraga, dedicato ai viaggi dei migranti verso l’Europa, resta uno dei nuclei più forti e riconoscibili della sua ricerca: un lavoro in progress, sviluppato nel corso di molti anni, che ha preso forma anche in un volume pubblicato da Contrasto Books e che continua a circolare in festival, mostre e contesti internazionali. La forza di Harraga sta nel sottrarre la migrazione alla retorica dell’istantanea e nel restituirla come esperienza complessa, stratificata, umana e politica.
Questa dimensione di profondità distingue Piscitelli da molta fotografia legata al ciclo rapido dell’informazione. Il suo sguardo non si ferma al fatto, ma entra nei tempi lunghi della storia. Per questo il suo racconto sulle migrazioni risulta oggi ancora più incisivo: mentre l’Europa discute confini, accordi, respingimenti e controllo dei flussi, le immagini raccolte in anni di lavoro mostrano che dietro ogni definizione burocratica restano corpi, biografie, traumi, attese e cancellazioni. Il migrante, nelle sue fotografie, non è una categoria astratta ma una presenza concreta, spesso sospesa tra perdita e speranza. Il racconto visivo si fa così anche racconto morale, perché chi guarda è chiamato a misurarsi con la responsabilità del proprio sguardo.
L’incontro in Sala Assoli si inserisce perfettamente nella vocazione de Il sabato della fotografia, format annuale che Casa del Contemporaneo presenta come uno spazio di incontri, mostre e seminari sul linguaggio fotografico, sulla fotografia sociale e sulla cultura visiva in relazione con altri linguaggi artistici. Non si tratta quindi di una semplice conferenza d’autore, ma di un tassello di un progetto culturale più ampio, che a Napoli costruisce da tempo un pubblico attento alla fotografia come forma di conoscenza e di interpretazione del reale. In questo quadro, la presenza di Piscitelli rafforza il profilo civile della rassegna e conferma la centralità del reportage nel comprendere la contemporaneità.
C’è anche un elemento simbolico che rende l’appuntamento particolarmente forte: Piscitelli è napoletano, ma il suo sguardo si misura da anni con scenari globali, dalla Siria all’Iraq, dall’Ucraina alla Libia, dall’Afghanistan al Nagorno-Karabakh. Il suo ritorno in città, dentro uno spazio culturale come Sala Assoli Moscato, produce quindi un cortocircuito fertile tra dimensione locale e orizzonte internazionale. Napoli non è solo la cornice dell’evento, ma un luogo da cui interrogare il Mediterraneo, le sue ferite, le sue traiettorie e le sue contraddizioni. In un tempo in cui le immagini circolano in quantità smisurata ma spesso perdono profondità, il lavoro di Piscitelli ricorda invece che vedere davvero significa fermarsi, contestualizzare, ascoltare.
L’incontro Anime erranti arriva inoltre in una fase storica in cui il tema delle migrazioni non può più essere separato dalle trasformazioni del sistema globale. Le guerre continuano a produrre spostamenti forzati, la crisi climatica amplia le aree di vulnerabilità, mentre i nuovi nazionalismi ridefiniscono il lessico politico europeo attorno alle idee di confine, difesa e selezione. In questo scenario, la fotografia documentaria torna a esercitare una funzione essenziale: non risolve le crisi, ma contrasta la rimozione, rompe l’assuefazione e restituisce complessità là dove il dibattito pubblico tende a semplificare. È in questa tensione tra estetica e responsabilità che si colloca il lavoro di Giulio Piscitelli, ed è qui che l’appuntamento napoletano acquista una portata che va oltre il calendario culturale del weekend.
Per chi segue la fotografia contemporanea, ma anche per chi vuole capire meglio il presente, l’incontro rappresenta dunque un’occasione preziosa. Il racconto personale e professionale di Piscitelli promette di trasformare l’esperienza del reportage in una riflessione più ampia sul nostro tempo, sulle sue linee di frattura e sulla possibilità stessa di testimoniare. A Napoli, Il sabato della fotografia conferma così la propria capacità di mettere in relazione autori, pubblico e grandi questioni del presente, facendo della fotografia non un linguaggio decorativo, ma uno strumento critico per leggere il mondo. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
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(foto di Giulio Piscitelli fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)






