Prosegue ad Aliano la sedicesima edizione de La Luna e i Calanchi 2026, il festival della paesologia ideato e diretto da Franco Arminio. Fino all’alba del 23 agosto, il borgo lucano e il paesaggio circostante diventano un grande spazio condiviso nel quale si incontrano poesia, musica, teatro, cinema, cammini e riflessione civile.
Non si tratta semplicemente di una rassegna di spettacoli, ma di un’esperienza collettiva che invita il pubblico ad attraversare e abitare i luoghi. Strade, piazze, case, forni, cimiteri e calanchi entrano nel programma insieme agli artisti e agli spettatori, cancellando la tradizionale distanza tra il palcoscenico e il territorio.
La giornata di venerdì 21 agosto intreccia letteratura, fotografia, poesia e analisi della società contemporanea. Alla Casa della paesologia torna La vita in versi, appuntamento dedicato alla poesia di Giovanni Giudici, mentre Andrea Di Consoli conduce il pubblico nel percorso Tre romanzi per capire Napoli, soffermandosi su Malacqua di Nicola Pugliese.
Il programma propone anche L’arte di smarrirsi con Erika Minazzi, Umanesimo estremo con Roberto Mancini e l’incontro Bari-Napoli. Il nuovo asse di sviluppo dell’Italia con Gianfranco Viesti. Conversazioni diverse tra loro, ma accomunate dalla volontà di interrogare il presente partendo dai territori, dalle fragilità e dalle opportunità delle comunità del Mezzogiorno.
Uno dei momenti più attesi è la passeggiata nei calanchi, alla quale partecipano Franco Arminio, Dente, Rocco Papaleo, Assurd & Saul Daniele Ardillo, Caterina Pontrandolfo, Ulderico Pesce, Mani Naimi, Giuseppe Oliveto e Mario Incudine. Il cammino diventa così una forma di racconto corale, capace di mettere in relazione le voci degli ospiti con la geografia aspra e suggestiva che circonda Aliano.
Con l’arrivo della sera, la musica e il teatro popolare conquistano gli spazi del paese. Pino Gala e Tiziana Miniati portano in scena Canti e balli da sposalizio, recuperando gesti, ritmi e memorie della tradizione. Ulderico Pesce presenta invece Pastoria da non raccontare, prima dell’incontro all’Anfiteatro dei calanchi intitolato State con noi, che riunisce Rocco Papaleo e Franco Arminio.
Il dialogo tra il regista e attore lucano e il poeta paesologo si inserisce pienamente nello spirito della manifestazione: restare nei luoghi, ascoltare le comunità e costruire nuove occasioni di vicinanza in un tempo segnato dallo spopolamento e dalla perdita dei legami. Ad Aliano la cultura diventa quindi uno strumento per tornare a guardare le aree interne non come territori marginali, ma come spazi nei quali immaginare differenti forme di vita e di futuro.
La notte prosegue con Mario Incudine e le sue Canzoni scordate, tra memoria musicale, tradizione orale e sonorità del Mediterraneo. Il programma accoglie inoltre il Cinema Naturale di Gianni Celati, raccontato da Paolo Muran, e le letture di Dolce e chiara è la notte. L’attesa del nuovo giorno culmina in Luce. Alba a sud est, con Serena Gatti e Raffaele Natale, trasformando il sorgere del sole in un ulteriore momento artistico e comunitario.
Sabato 22 agosto il festival riprende con le camminate fotografiche, i Parlamenti davanti al forno e gli incontri dedicati alla poesia di Giovanni Giudici. Andrea Di Consoli prosegue il suo viaggio nella letteratura napoletana attraverso Mistero napoletano di Ermanno Rea, mentre Domenico Cersosimo è protagonista di Elogio del piccolo, una riflessione particolarmente significativa per le comunità delle aree interne.
Franco Arminio cura inoltre i Parlamenti comunitari dedicati a chi non c’è più, un rito di memoria nel quale le persone scomparse tornano simbolicamente a occupare uno spazio nella vita del paese. La parola non è utilizzata soltanto per raccontare, ma anche per custodire affetti, storie e presenze che continuano a definire l’identità collettiva.
Il programma prosegue con Da Rodio ad Aliano, luoghi del Mediterraneo interiore e con Prendere ai ricchi per dare ai poveri, conversazione con Riccardo Staglianò dedicata alle disuguaglianze economiche e sociali. È prevista anche una lettura comunitaria di poesia palestinese, insieme agli interventi di Mani Naimi e a un nuovo incontro con il Cinema Naturale di Gianni Celati, nuovamente raccontato da Paolo Muran.
Musica e tradizione accompagnano il festival verso la sera. Caterina Pontrandolfo guida un rito collettivo di canto, mentre Isabella Monteduro propone Dulcimer Tales. Seguono Quante arie! con Eduarda Iscaro, Claudio Romano e Giuseppe Sasso, l’esibizione dei Fratelli Trabace e Fin’ara luna, con Franco Arminio affiancato da un ospite speciale.
La lunga notte di Aliano continua con il Concerto per Aliano, affidato a Giulio Bianco, Giuseppe Anglano, Massimiliano De Marco e Rachele Andrioli. A seguire, Rosapaeda sound con Mimmo Superbass porta nel festival nuove contaminazioni musicali.
Particolarmente suggestivo si annuncia l’appuntamento nel Cimitero di Aliano con Suoni vivi per i morti, curato da Fabio Barovero e realizzato con Ulderico Pesce, Franco Arminio e Francesca Ritrovato. Anche il cimitero diventa un luogo di incontro e ascolto, dove la musica e la parola costruiscono un ponte tra chi è presente e chi continua a vivere nella memoria della comunità.
A concludere il viaggio verso l’alba è Rachele Andrioli con Leuca, insieme a Giulia Piccinni, Adele Benlahouar, Elisabetta Selleri, Maddalena Serrati, Silvia Perfetto e Roberta Marra. Voci e musica accompagnano il ritorno della luce sui calanchi, chiudendo simbolicamente una notte nella quale il paesaggio non rappresenta un semplice sfondo, ma uno dei protagonisti principali.
La Luna e i Calanchi 2026 conferma così la sua natura originale: un festival senza confini netti tra giorno e notte, artisti e pubblico, cultura e vita quotidiana. Ad Aliano la paesologia di Franco Arminio diventa un’esperienza concreta, fatta di cammini, incontri, canti, silenzi e relazioni. Un modo per riscoprire la Basilicata interna e ricordare che anche i paesi più piccoli possono diventare centri vitali di pensiero, arte e partecipazione.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


