Il talento femminile non può più essere considerato soltanto un tema legato alle politiche sociali, alle pari opportunità o alla responsabilità d’impresa. Per Antonina Terranova, presidente nazionale di FMPI – Federazione Medie e Piccole Imprese, la valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria rappresenta una vera e propria priorità economica per l’Italia, capace di incidere sulla produttività delle aziende, sulla competitività del sistema e, più in generale, sulla crescita del Prodotto interno lordo.
È un messaggio netto quello lanciato dalla presidente di FMPI, che invita a superare un approccio puramente assistenziale alla parità di genere. L’occupazione e l’imprenditoria femminile, nella sua analisi, costituiscono infatti una delle principali risorse economiche ancora parzialmente inespresse del Paese. Una risorsa che diventa ancora più importante per le micro, piccole e medie imprese, chiamate oggi a muoversi in mercati complessi e caratterizzati da cambiamenti continui, maggiore concorrenza e necessità di innovazione.
Secondo Antonina Terranova, proprio in questo scenario le competenze delle donne possono rappresentare un elemento decisivo. Capacità di adattamento, resilienza, gestione della complessità e visione strategica non sono caratteristiche accessorie, ma fattori che possono contribuire in maniera concreta alla solidità e allo sviluppo delle aziende.
Il problema, tuttavia, resta quello di un potenziale che in molti casi non riesce ancora a esprimersi pienamente. Alla base ci sono differenze di genere che continuano a pesare sull’accesso e sulla permanenza delle donne nel mercato del lavoro, insieme alla carenza di servizi capaci di sostenere realmente la conciliazione tra vita professionale e familiare.
«Il merito non ha genere e il mercato non può più permettersi il lusso di ignorarlo», sottolinea Terranova, evidenziando come sostenere le donne che fanno impresa, che ricoprono ruoli strategici nei processi produttivi o che lavorano nelle diverse funzioni aziendali non significhi concedere privilegi. Significa, al contrario, investire su una componente dinamica dell’economia reale e mettere le imprese nelle condizioni di utilizzare al meglio competenze e professionalità disponibili.
È soprattutto nel tessuto delle piccole imprese che questa trasformazione potrebbe produrre effetti immediati. Le micro e piccole aziende costituiscono una parte fondamentale del sistema produttivo italiano e, secondo la presidente di FMPI, possono diventare protagoniste di un nuovo modello organizzativo in cui inclusione, merito e produttività procedano nella stessa direzione.
La questione non riguarda però soltanto l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro. Occorre intervenire sulle barriere strutturali che ancora oggi condizionano le scelte professionali e imprenditoriali. Per Terranova servono strumenti contrattuali più flessibili, un accesso al credito più semplice per chi sceglie di fare impresa e una riduzione degli ostacoli burocratici che possono rallentare la nascita e lo sviluppo delle attività guidate da donne.
In questa prospettiva, anche il futuro del Made in Italy passa dalla capacità di riconoscere e valorizzare il capitale umano femminile. Non basta, quindi, richiamare genericamente un cambiamento culturale: è necessario accompagnarlo con politiche e strumenti concreti che consentano alle professioniste e alle imprenditrici di competere in condizioni migliori.
Un nodo decisivo è quello della conciliazione tra lavoro e famiglia. Antonina Terranova collega direttamente il tema della partecipazione femminile al mercato del lavoro a quello della denatalità e del welfare aziendale, sottolineando come bonus temporanei e misure occasionali non siano sufficienti a produrre un cambiamento strutturale.
Occorre invece una strategia complessiva capace di intervenire sull’organizzazione del lavoro e sui servizi di prossimità. Da questo punto di vista, secondo FMPI, le piccole imprese potrebbero avere persino un vantaggio rispetto alle grandi organizzazioni: una struttura più snella può consentire di sperimentare con maggiore rapidità modelli flessibili, soluzioni organizzative innovative e misure di conciliazione sostenibili.
Quando un’impresa mette una lavoratrice nelle condizioni di non dover scegliere tra carriera e famiglia, sottolinea Terranova, non realizza soltanto un principio di equità. Diventa anche un’azienda più forte e più attrattiva, capace di trattenere competenze e di richiamare nuovi talenti.
La valorizzazione del lavoro femminile assume quindi, nella posizione espressa da FMPI, una dimensione industriale ed economica. Ridurre il gender gap significa aumentare il numero di competenze effettivamente disponibili per il sistema produttivo e creare le condizioni per una maggiore crescita delle imprese.
«Abbattere il gender gap significa iniettare nuova linfa nel nostro Prodotto Interno Lordo», conclude Antonina Terranova, ribadendo l’impegno della Federazione nel mettere a disposizione degli imprenditori strumenti normativi, contrattuali e operativi utili a trasformare i principi di equità in valore economico.
La sfida per l’Italia sarà dunque quella di passare dalle dichiarazioni di principio a un modello in cui partecipazione femminile, conciliazione vita-lavoro, accesso all’impresa e sviluppo delle competenze diventino elementi strutturali delle politiche economiche. Per le PMI, che rappresentano uno degli assi portanti dell’economia nazionale, investire sul talento delle donne può significare rafforzare allo stesso tempo produttività, capacità di innovazione e competitività.
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