Sòphia High Tech amplia il proprio raggio d’azione oltre i settori dell’aerospazio e della difesa, entrando nel campo della fusione nucleare con ROMAN, un innovativo braccio robotico progettato per effettuare operazioni di ispezione e manutenzione da remoto all’interno di impianti nei quali l’intervento umano sarebbe impossibile o estremamente rischioso.
L’azienda italiana, partecipata da Genenta Science S.p.A., ha presentato il nuovo sistema il 23 luglio 2026. Il progetto nasce dalla collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Herobots e il Consorzio RFX, realtà che hanno messo insieme competenze avanzate nella meccanica di precisione, nella robotica, nell’automazione e nella ricerca sulla fusione nucleare.
Le unità del manipolatore ROMAN sono state progettate e realizzate per operare nell’ambito di RFX-mod2, una macchina sperimentale dedicata allo studio della fisica del plasma e della fusione nucleare. In questo ambiente il plasma può raggiungere una temperatura di circa 20 milioni di gradi Celsius, rendendo indispensabile l’impiego di tecnologie robotiche capaci di intervenire con precisione, continuità e affidabilità senza esporre gli operatori a condizioni potenzialmente pericolose.
ROMAN è stato sviluppato per svolgere diverse attività da remoto. Il suo braccio meccanico realizzato su misura è in grado di identificare, rimuovere e reinstallare singole piastrelle di grafite presenti nella macchina sperimentale. Il sistema può inoltre effettuare ispezioni visive e interventi di pulizia, consentendo ai ricercatori e ai tecnici di eseguire operazioni complesse all’interno dell’impianto senza ricorrere alla presenza diretta dell’uomo.
Il progetto rappresenta un passaggio strategico per Sòphia High Tech, che trasferisce nel settore nucleare le competenze sviluppate nella produzione di componenti critici destinati a razzi, satelliti, sistemi aeronautici e piattaforme per la difesa. La stessa precisione richiesta per realizzare hardware destinato al volo spaziale viene applicata alla costruzione di sistemi robotici chiamati a funzionare in ambienti altamente regolamentati e mission-critical, nei quali anche un errore minimo potrebbe compromettere il funzionamento delle infrastrutture.
Nell’ambito del programma, Sòphia High Tech ha guidato le fasi di sviluppo, produzione, assemblaggio, collaudo e integrazione dei manipolatori. La società ha lavorato insieme ai partner anche durante la definizione dei requisiti, la validazione tecnica e il progressivo affinamento della soluzione. Le unità ROMAN sono state destinate a due strutture coinvolte nel progetto: il Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II e il Consorzio RFX.
La collaborazione con Herobots, specializzata in robotica e automazione per applicazioni safety-critical, ha permesso di integrare le capacità manifatturiere di Sòphia High Tech con un’esperienza specifica nella realizzazione di sistemi destinati ad ambienti pericolosi e complessi. Il contributo scientifico e ingegneristico dell’Università Federico II e del Consorzio RFX ha completato un modello di collaborazione nel quale ricerca accademica, industria e tecnologia avanzata lavorano per risolvere problemi concreti legati alle infrastrutture energetiche del futuro.
Secondo Domenico Borrelli, CTO di Sòphia High Tech, la realizzazione di ROMAN ha segnato il primo ingresso dell’azienda nel settore nucleare. Lo sviluppo ha richiesto una meccanica personalizzata, un dispositivo terminale appositamente progettato e un articolato processo di qualificazione, necessario per assicurare che il robot potesse operare in modo sicuro, preciso e ripetibile all’interno di RFX-mod2.
L’esperienza maturata con ROMAN potrebbe aprire nuove opportunità industriali per Sòphia High Tech, permettendo all’azienda di proporsi come fornitore di riferimento anche nel campo dell’energia, della ricerca nucleare e delle infrastrutture tecnologiche ad alta complessità. Le capacità acquisite possono infatti essere applicate a tutti quei contesti nei quali sono richiesti sistemi meccanici affidabili, resistenti e capaci di operare senza l’intervento diretto dell’uomo.
Il progetto si inserisce anche nella strategia industriale di Genenta Science, società quotata al Nasdaq con il simbolo GNTA e impegnata in un percorso di trasformazione in Saentra Forge, denominazione il cui utilizzo resta subordinato all’approvazione degli azionisti. L’obiettivo dichiarato è costruire una piattaforma industriale focalizzata su imprese specializzate attive nei settori dell’aerospazio, della difesa, della sicurezza nazionale, delle biotecnologie e delle tecnologie strategiche.
Genenta Science detiene una partecipazione del 19% in Sòphia High Tech e dispone di un’opzione per portare la propria quota al 51% sulla base di una valutazione prestabilita. Per Pierluigi Paracchi, CEO di Genenta Science, ROMAN dimostra come le competenze deep-tech sviluppate per lo spazio e la difesa possano essere trasferite direttamente verso tecnologie legate alla sicurezza energetica e alla futura indipendenza industriale.
La capacità di produrre componenti ad altissima precisione costituisce uno degli elementi centrali dell’attività di Sòphia High Tech. L’azienda, con sede a Somma Vesuviana, segue l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione iniziale e dalla simulazione al computer fino alla prototipazione, alla produzione, all’assemblaggio, ai test e alla qualificazione per il volo.
Tra le tecnologie utilizzate figurano la stampa 3D dei metalli mediante Selective Laser Melting, la lavorazione meccanica CNC di precisione e l’impiego di materiali particolarmente complessi, come titanio, Inconel, tungsteno e leghe speciali di rame. La società è certificata secondo lo standard aerospaziale EN9100 e secondo la specifica ECSS-Q-ST-70-80C dell’Agenzia Spaziale Europea per la produzione additiva.
L’azienda ha completato più di 530 progetti avanzati e ha lavorato con importanti organizzazioni europee dell’aerospazio e della difesa, tra cui ESA, Avio, Thales Alenia Space, Leonardo, MBDA, GSSI e D-Orbit. L’ingresso nel settore nucleare attraverso ROMAN rafforza quindi un percorso già fondato sulla capacità di affrontare produzioni ad alta complessità, sottoposte a rigorosi processi di controllo e qualificazione.
ROMAN non rappresenta soltanto un nuovo prodotto industriale, ma un esempio concreto di trasferimento tecnologico tra settori strategici. Le conoscenze sviluppate per costruire componenti destinati allo spazio vengono utilizzate per realizzare una piattaforma robotica capace di intervenire all’interno di una macchina per la ricerca sulla fusione nucleare. È proprio questa contaminazione tra competenze, ricerca scientifica e manifattura avanzata a rendere il progetto particolarmente significativo per il sistema industriale italiano.
In un momento nel quale la ricerca internazionale guarda alla fusione nucleare come a una possibile fonte energetica del futuro, la disponibilità di sistemi robotici per l’ispezione, la manutenzione e la gestione da remoto degli impianti assume un’importanza crescente. La presenza di imprese italiane in questa filiera può contribuire a mantenere nel Paese competenze industriali critiche, sostenendo la sovranità tecnologica e la capacità di partecipare allo sviluppo delle infrastrutture energetiche di nuova generazione.
Con ROMAN, Sòphia High Tech, Genenta Science, Herobots, l’Università Federico II e il Consorzio RFX mostrano come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare soluzioni destinate agli ambienti più estremi. Un progetto nato dall’esperienza aerospaziale che guarda alla fusione nucleare, all’automazione avanzata e alla costruzione di tecnologie strategiche interamente sviluppate attraverso competenze italiane.
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Consorzio RFX e Istituto per la scienza e tecnologia dei plasmi
(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


