La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana resta sospesa intorno a un nome capace, da solo, di alimentare aspettative e suggestioni: Pep Guardiola. La nuova struttura della FIGC non ha ancora annunciato ufficialmente il successore sulla panchina azzurra, ma le parole pronunciate da Paolo Maldini al termine dell’Assemblea della Lega Serie A hanno chiarito quale sia l’ambizione della Federazione. L’obiettivo non è individuare rapidamente un allenatore qualsiasi, ma attendere la risposta del tecnico ritenuto più adatto a guidare la ricostruzione della Nazionale.
Il nuovo direttore tecnico federale si è presentato a Milano insieme al presidente della FIGC Giovanni Malagò e all’advisor Leonardo, incontrando i rappresentanti dei club di Serie A e illustrando le linee guida del nuovo “Progetto Italia”. Il tema più atteso era inevitabilmente quello relativo al prossimo ct, ma la delegazione federale ha cercato di allargare lo sguardo, spiegando che il rilancio del calcio italiano non potrà dipendere soltanto dal nome scelto per la Nazionale maggiore.
Maldini non ha nascosto che la Federazione vorrebbe arrivare alla nomina in tempi relativamente brevi. L’ideale sarebbe chiudere entro la settimana, ma senza lasciarsi condizionare da una fretta che potrebbe portare a una decisione non pienamente coerente con il progetto. Il concetto espresso dal dirigente è netto: vale la pena aspettare la persona che la nuova FIGC vuole realmente.
Dietro queste parole c’è soprattutto Guardiola, indicato ormai come il principale obiettivo per la panchina azzurra. Maldini non ha ufficializzato una trattativa né fornito dettagli sulla risposta del tecnico, ma ha riconosciuto che il profilo dell’allenatore catalano rientra tra quelli presi concretamente in considerazione. Il direttore tecnico ha inoltre smentito che l’aspetto economico possa rappresentare il vero ostacolo all’operazione, allontanando così le indiscrezioni relative a richieste d’ingaggio particolarmente elevate.
La FIGC sembra dunque disposta a concedere a Guardiola il tempo necessario per valutare una proposta che avrebbe un valore non soltanto sportivo. Affidare la Nazionale italiana a uno degli allenatori più influenti e vincenti del calcio contemporaneo significherebbe scegliere un’identità precisa, fondata sul controllo del gioco, sulla valorizzazione tecnica dei calciatori e sulla costruzione di una metodologia condivisa.
Il possibile arrivo di Guardiola, però, non è stato l’unico scenario esplorato. Maldini ha rivelato che, prima di rivolgersi al tecnico catalano, la nuova dirigenza federale aveva parlato anche con Carlo Ancelotti. Una dichiarazione che conferma l’orientamento della FIGC: partire dai migliori allenatori disponibili a livello mondiale e verificarne concretamente interesse e disponibilità.
Il riferimento ad Ancelotti dimostra che la ricerca non è stata impostata come una semplice selezione tra tecnici liberi, ma come un tentativo di coinvolgere personalità di primissimo piano. La disponibilità complessiva, gli impegni professionali e la volontà di sposare un progetto federale restano naturalmente elementi decisivi. Tuttavia, il messaggio politico e sportivo lanciato dalla nuova gestione è evidente: l’Italia vuole tornare a essere abbastanza attrattiva da poter dialogare con i nomi più importanti del calcio internazionale.
La questione del commissario tecnico rappresenta comunque soltanto il primo binario della ricostruzione. Il secondo, inevitabilmente più lungo, riguarda l’intero sistema: formazione degli allenatori, sviluppo dei giovani, metodologia tecnica, rapporti con i club e organizzazione del settore federale. Maldini e Leonardo hanno spiegato ai presidenti della Serie A la necessità di creare un linguaggio comune tra Nazionale maggiore, selezioni giovanili, Club Italia, settore tecnico e settore scolastico.
L’obiettivo è evitare che ogni livello del movimento proceda in maniera autonoma, senza una direzione riconoscibile. Il calcio italiano, secondo l’analisi esposta dalla nuova area tecnica, ha accumulato un ritardo soprattutto sul piano della formazione e della libertà concessa ai giovani calciatori. Leonardo ha insistito proprio sulla necessità di restituire creatività e autonomia ai ragazzi, intervenendo sui metodi utilizzati da chi li allena fin dai primi anni.
Per l’ex dirigente del Milan e del Paris Saint-Germain, il prossimo ct dovrà quindi essere non soltanto un selezionatore capace di ottenere risultati immediati, ma anche un allenatore in sintonia con la visione della nuova direzione tecnica. La condivisione delle idee diventa così uno dei criteri centrali della scelta. Potrebbero esistere diversi profili vincenti, ma il prescelto dovrà garantire una reale armonia di pensiero con Maldini e Leonardo.
Il rapporto tra i due dirigenti rappresenta uno dei punti di forza del nuovo corso. Leonardo ha parlato di una complicità costruita attraverso anni di idee, confronti e sogni condivisi. La proposta ricevuta da Maldini si sarebbe progressivamente trasformata in un progetto comune, sostenuto dalla convinzione che per uscire dalla crisi non bastino singole decisioni, ma sia necessario coinvolgere l’intero movimento.
Anche Giovanni Malagò ha sottolineato che la nuova impostazione va ben oltre la scelta dell’allenatore. Il presidente federale ha spiegato di avere deliberatamente invertito il percorso tradizionale: invece di nominare immediatamente il ct e costruire successivamente la struttura, ha voluto prima affidare la direzione tecnica a Maldini e coinvolgere Leonardo, lasciando a loro il compito di individuare il tecnico più coerente con il progetto.
La prospettiva indicata da Malagò è di almeno sei anni, mentre Maldini avrebbe parlato ai club di un processo ancora più ampio, stimabile tra gli otto e i dieci anni. Tempi che testimoniano la profondità dell’intervento immaginato, ma che hanno provocato anche qualche perplessità. Il presidente del Torino Urbano Cairo, pur esprimendo un giudizio positivo sui programmi illustrati dalla FIGC, ha invitato la nuova governance ad accelerare, ricordando che alcuni cambiamenti dovranno necessariamente produrre risultati già nei primi mesi.
La Nazionale maggiore, del resto, non può attendere i tempi fisiologici di una riforma strutturale. Per questo la FIGC intende procedere su due velocità: da una parte la scelta urgente del commissario tecnico e la necessità di restituire competitività alla squadra azzurra; dall’altra un lavoro più lungo dedicato ai settori giovanili, ai formatori, ai centri tecnici e alle regole che condizionano lo sviluppo dei calciatori italiani.
In questo quadro, il nome di Guardiola assume un significato che va oltre la panchina. Il tecnico rappresenterebbe il simbolo più evidente della volontà di cambiare cultura calcistica, puntando su una figura capace di influenzare non soltanto le convocazioni e la preparazione delle partite, ma anche il dibattito tecnico nazionale. Resta da capire se questa ambizione potrà trasformarsi in un accordo concreto.
La FIGC attende una risposta e, almeno pubblicamente, non vuole imporre scadenze rigide. Maldini ha ammesso l’esistenza di piani alternativi, ma ha lasciato intendere che il tempo dell’attesa non è ancora terminato. Dopo aver parlato con Ancelotti e avviato il confronto con Guardiola, la nuova area tecnica vuole essere certa di aver percorso fino in fondo la strada che porta ai profili considerati migliori.
Il prossimo ct erediterà una responsabilità enorme: ricostruire fiducia, identità e competitività, ma anche diventare il primo volto visibile di un progetto federale molto più ampio. La decisione finale dirà se la nuova FIGC riuscirà davvero a trasformare una dichiarazione d’intenti in una svolta storica. Per il momento, l’Italia aspetta Pep Guardiola, mentre Maldini, Leonardo e Malagò preparano il terreno per una rifondazione che non vuole limitarsi alla prossima partita.
Paolo Maldini ha confermato i colloqui con Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, ribadendo che la FIGC intende partire dai migliori allenatori al mondo e attendere, se necessario, il profilo ritenuto realmente adatto al nuovo progetto della Nazionale.
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