La morte di una donna di 57 anni a Tito, in provincia di Potenza, riporta drammaticamente al centro del dibattito la violenza sulle donne in Basilicata. La vittima, Maria Vittoria Carbone, è deceduta dopo una presunta aggressione avvenuta all’interno di un’abitazione. Le indagini, coordinate dalla Procura di Potenza, dovranno ricostruire la dinamica dei fatti e accertare ogni eventuale responsabilità. In questa fase è quindi indispensabile rispettare il lavoro degli inquirenti e il principio di presunzione di innocenza, evitando conclusioni anticipate.
Di fronte alla gravità dell’accaduto intervengono Vincenzo Tortorelli, segretario generale della UIL Basilicata, e Raffaella Triunfo, coordinatrice Pari Opportunità della stessa organizzazione sindacale. La loro riflessione parte dalla tragedia di Tito, ma allarga lo sguardo a un fenomeno strutturale che continua a colpire donne di ogni età, spesso all’interno di relazioni affettive, familiari o appena concluse.
«La gravissima notizia che arriva da Tito ripropone, in attesa che le indagini ricostruiscano con precisione quanto accaduto, l’emergenza della violenza contro le donne e dei femminicidi anche in Basilicata», affermano Tortorelli e Triunfo.
Le cronache continuano a raccontare donne uccise, aggredite, minacciate o perseguitate. Donne giovani e anziane, mogli, compagne ed ex compagne. A colpire non è soltanto la violenza con cui vengono commessi molti delitti, ma anche il modo in cui queste tragedie entrano nel racconto pubblico, soprattutto televisivo. Nei periodi in cui l’attività politica, economica e istituzionale rallenta, come accade tradizionalmente nel mese di agosto, la cronaca nera tende infatti a occupare uno spazio ancora più ampio nei giornali e nei telegiornali.
Raccontare quanto accade è necessario, denunciare la violenza sulle donne è una responsabilità civile e informare correttamente rappresenta un dovere fondamentale. Il rischio, tuttavia, è che l’attenzione si concentri quasi esclusivamente sui particolari più efferati, sulle modalità dell’aggressione e sugli elementi capaci di suscitare maggiore impressione. Il dolore può così trasformarsi in spettacolo, mentre restano sullo sfondo le domande che potrebbero aiutare la società a comprendere e prevenire la violenza.
Secondo la UIL Basilicata, bisognerebbe raccontare meno gli strumenti utilizzati per uccidere e molto di più tutto ciò che viene prima. Prima di numerosi femminicidi possono esserci comportamenti di possesso, controllo ossessivo, gelosia, isolamento, svalutazione, minacce, persecuzioni e precedenti episodi di violenza. Può esserci l’incapacità di accettare la libertà di una donna, la sua autonomia o la decisione di interrompere una relazione. Talvolta esistono richieste di aiuto che non vengono comprese in tempo oppure segnali sottovalutati da familiari, amici, colleghi e istituzioni.
È proprio in questa fase precedente all’esplosione della violenza che la comunità deve imparare a vedere, riconoscere e intervenire. La prevenzione non può cominciare quando un’aggressione è già avvenuta: deve entrare nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e nella cultura delle relazioni. Alle nuove generazioni deve essere insegnato che amare non significa possedere, controllare o limitare e che nessun legame affettivo può mettere in discussione la dignità, la sicurezza e la libertà di una persona.
Tortorelli e Triunfo richiamano anche il dibattito politico e giuridico sul reato di femminicidio. Le norme possono certamente essere discusse e migliorate, ma per la UIL negare la specificità della violenza esercitata sulle donne proprio in quanto donne rischia di nascondere una parte essenziale della realtà. Molti episodi maturano infatti all’interno di una relazione affettiva o nel momento in cui una donna prova a sottrarsi a un rapporto violento, possessivo o oppressivo.
La UIL Basilicata annuncia quindi la prosecuzione del proprio impegno contro la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro e nella società, sostenendo interventi fondati su prevenzione, protezione e autonomia. Dalla fine di settembre prenderà il via la prima edizione di un corso di formazione dedicato al contrasto delle molestie e della violenza, alla parità nel lavoro, all’uso consapevole del linguaggio e al superamento degli stereotipi di genere. Due moduli saranno curati direttamente dalla Fondazione Giulia Cecchettin, impegnata nella formazione e nella promozione di una cultura fondata sul rispetto.
L’obiettivo è spostare la domanda collettiva dal “come” al “prima”. Di fronte all’uccisione di una donna, infatti, non è sufficiente chiedersi in quale modo sia stata commessa la violenza. La domanda più difficile e necessaria è capire che cosa avrebbero potuto fare, prima, la società, le istituzioni e le reti di prossimità affinché quella donna non venisse uccisa.
In questa prospettiva si inserisce anche la “Stanza dell’Ascolto”, avviata sperimentalmente dalla UIL come spazio protetto dedicato al supporto emotivo di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, persone disoccupate e cittadini che attraversano situazioni di disagio personale o professionale. L’iniziativa è realizzata insieme alla UIL Pari Opportunità Basilicata e all’Associazione AMARTI APS, con l’intento di offrire ascolto, consulenza, sostegno empatico e strumenti utili per affrontare difficoltà legate al lavoro e alla vita privata.
Ascoltare, in questo contesto, non significa soltanto raccogliere una testimonianza. Significa intercettare il disagio, riconoscere eventuali segnali di pericolo, accompagnare chi trova il coraggio di chiedere aiuto e orientare la persona verso i servizi e le strutture competenti. Creare luoghi accessibili e accoglienti può contribuire a evitare che chi vive una condizione di paura, isolamento o fragilità rimanga solo.
La prevenzione della violenza passa anche dalla capacità di costruire una rete tra istituzioni, associazioni, sindacati, centri antiviolenza, famiglie e luoghi di lavoro. Intervenire prima significa agire quando il disagio non è ancora diventato emergenza, quando la minaccia non si è ancora trasformata in aggressione e quando esiste ancora la possibilità concreta di proteggere una persona.
A questo impegno si collega la campagna nazionale della UIL “Il tuo NO diventa NOI”, lanciata l’8 luglio per contrastare la violenza di genere e le discriminazioni sul lavoro. L’iniziativa vuole trasformare il rifiuto individuale della violenza, delle molestie e delle disparità in un’assunzione di responsabilità collettiva. Il primo obiettivo è superare la narrazione del cosiddetto “raptus”, riconoscendo invece la natura strutturale e culturale della violenza. Il secondo riguarda il raggiungimento di una parità concreta nel lavoro, attraverso il superamento delle differenze salariali, economiche e sociali tra donne e uomini. Il terzo consiste nel trasformare la voce spesso isolata di chi subisce molestie o discriminazioni in una rete condivisa di protezione e solidarietà.
Il messaggio della UIL Basilicata è netto: non basta indignarsi dopo ogni tragedia. È necessario investire nell’educazione, nella formazione, nell’ascolto, nell’autonomia delle donne e nella capacità delle istituzioni di riconoscere tempestivamente i segnali di rischio. Solo spostando l’attenzione sulla prevenzione sarà possibile evitare che, davanti alla prossima vittima, la società sia costretta a ripetere ancora una volta la stessa domanda: che cosa avremmo potuto fare prima?
In presenza di violenza, minacce o stalking è possibile contattare gratuitamente il numero nazionale 1522, attivo 24 ore su 24, oppure utilizzare il servizio di chat disponibile sul sito ufficiale.
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UIL Basilicata
Campagna UIL “Il tuo NO diventa NOI”
Numero antiviolenza 1522
Fondazione Giulia Cecchettin
