Lunedì 17 novembre l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli celebra i quindici anni del riconoscimento UNESCO della Dieta Mediterranea con un doppio appuntamento che unisce ricerca scientifica, filosofia, antropologia e politiche per la salute. Un evento che richiama l’attenzione nazionale sull’importanza di uno stile alimentare riconosciuto non solo come patrimonio culturale immateriale, ma anche come modello di benessere capace di contrastare la crescente pandemia globale dell’obesità.
La giornata prende il via alle 15, nella Sala degli Angeli, con la presentazione del 10° Rapporto sull’Obesità in Italia dell’IRCCS Auxologico alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci, coordinata dal giornalista Duilio Giammaria. Il documento, redatto annualmente dall’Istituto Auxologico Italiano, conferma il quadro allarmante già evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che definisce l’obesità una “pandemia non infettiva” in costante crescita. Non è un caso che la scelta della città cada nuovamente su Napoli, recentemente sede degli “Stati Generali della Prevenzione”, individuata dal Ministero come luogo simbolico da cui far partire un rinnovato impegno collettivo per combattere l’obesità.
A seguire, alle 16.30, la Biblioteca Pagliara ospiterà la nona edizione della Mediterranean Lecture, il ciclo internazionale di lezioni magistrali ideato dal MedEatResearch — il Centro di ricerca dell’Ateneo dedicato agli studi sociali sulla Dieta Mediterranea — per celebrare ogni anno l’anniversario UNESCO. Quest’anno la cattedra è affidata al filosofo Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico, con una lezione dal titolo “Specchio d’acqua. Sul mare tra filosofia e mito”. Carillo propone un viaggio che intreccia Omero, Ippocrate e Platone, mostrando come la dieta sia molto più di una semplice scelta alimentare: diventa espressione etica e politica della forma di vita. Una distinzione che attraversa il mito e la cultura greca, fino al tema attualissimo della relazione tra ciò che mangiamo e la nostra identità.
Il valore culturale e sociale della Dieta Mediterranea è al centro del lavoro del MedEatResearch, che da anni integra le evidenze mediche con un approccio antropologico capace di restituire la dimensione conviviale come cardine essenziale di questo stile alimentare. Come sottolinea Marino Niola, condirettore con Elisabetta Moro del Centro, la convivialità rappresenta una forma di “salubrità culturale”: mangiare insieme rallenta il ritmo dei pasti, riduce la voracità, aumenta la soddisfazione psicologica e fisica e favorisce quindi anche il controllo del peso corporeo. È un patrimonio immateriale fatto di conoscenze, tradizioni e pratiche comunitarie che l’UNESCO ha riconosciuto nel 2010 come tratto identitario di diverse culture mediterranee.
Il quindicesimo anniversario offre anche l’occasione per ricordare i “fondatori” della moderna Dieta Mediterranea: Ancel Keys e Margaret Haney Keys, i ricercatori che tra Cilento e Stati Uniti hanno individuato benefici, rilevanza sociale e valore scientifico di questo modello alimentare, arrivando nel 1975 a coniare — per la prima volta nel loro celebre volume How to eat well and stay well. The Mediterranean way — l’espressione che oggi il mondo intero riconosce come sinonimo di longevità, equilibrio e cultura del cibo.
Il percorso di valorizzazione e divulgazione della Dieta Mediterranea portato avanti dal Suor Orsola trova una delle sue risorse più innovative nel Mediterranean Diet Virtual Museum, il primo museo digitale interamente dedicato all’arte della Dieta Mediterranea, online dal 2019 all’indirizzo www.mediterraneandietvm.com, dove sono disponibili in video tutte le Mediterranean Lectures precedenti, firmate da studiosi come Pier Luigi Petrillo, Marino Niola, Elisabetta Moro, Matteo Lorito, Paolo Giulierini, Livia Iaccarino e Gabriel Zuchtriegel.
A Napoli, città simbolo del Mediterraneo, questo anniversario non è solo un’occasione celebrativa, ma un impegno scientifico e culturale che guarda al futuro della prevenzione, dell’educazione alimentare e della tutela di un patrimonio che unisce comunità, storia e salute.
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