All’Accademia di Belle Arti di Napoli si apre una tre giorni dedicata agli archivi, alla ricerca storica e alle nuove tecnologie applicate al patrimonio culturale. Dal 15 al 17 giugno 2026, nell’Aula Magna dell’istituzione napoletana, si svolge il convegno-workshop Gli archivi tra metodo e ricerca. Fonti e casi di studio per la storia dell’arte, della musica e dello spettacolo a Napoli tra Seicento e Novecento e AI, a cura di Federica De Rosa e Viviana Farina.
L’iniziativa nasce nell’ambito del PRIN AFAM 2024 Etica sociale e creatività aumentata: indagine sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale e delle forme algoritmiche nella Musica, nelle Arti visive e nel Design, con il Conservatorio G. Martucci di Salerno come istituzione capofila e con unità di ricerca presso ABANA e ISIA Roma. Il convegno si presenta come un’occasione di alta formazione e di confronto scientifico, ma anche come un laboratorio aperto sul metodo della ricerca, sul valore delle fonti e sulla loro capacità di restituire nuove prospettive alla storia dell’arte, della musica, del teatro e della scenografia.
Al centro del programma vi è l’archivio non soltanto come luogo di conservazione, ma come spazio vivo di interrogazione critica. I documenti, i registri, gli inventari, le raccolte musicali, gli archivi d’artista e gli archivi digitali diventano strumenti per ricostruire contesti, biografie, committenze, percorsi creativi e relazioni istituzionali. In questa prospettiva, il convegno intende valorizzare il patrimonio dell’Archivio storico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, riconoscendone il rilievo documentario, culturale e formativo.
La prima giornata, lunedì 15 giugno, si apre con i saluti istituzionali di Rosita Marchese, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia, Giovanna Cassese, presidente CNAM, Ferdinando Salemme, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, e Pier Luigi Ciapparelli, coordinatore DIN dell’Accademia. L’apertura dei lavori è affidata a Federica De Rosa e Viviana Farina, che introducono le ragioni scientifiche e didattiche del convegno.
La sessione inaugurale, dedicata al tema della ricerca archivistica e della valorizzazione dei luoghi tra Sei e Novecento, mette in dialogo istituzioni e patrimoni documentari diversi. Sergio Riolo, dell’Archivio Storico del Banco di Napoli ilCartastorie, affronta il tema dell’archivio storico del Banco di Napoli tra ricerca, digitalizzazione e divulgazione. Diego Esposito, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e della Fondazione Circolo Artistico, interviene sull’archivio della Fondazione Circolo Artistico Politecnico di Napoli, mentre Cesare Corsi, della Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella, approfondisce la storia e le prospettive di ricerca delle raccolte della biblioteca del Conservatorio napoletano. A completare il quadro metodologico è la lezione di Andrea Zappulli, ancora per l’Archivio Storico del Banco di Napoli ilCartastorie, sui registri di banco e sui percorsi contabili come strumenti per la ricerca.
La seconda sessione entra nel vivo dei casi studio tra Sei e Settecento, con particolare attenzione ai contesti artistici, alle opere e agli artisti. Dopo l’introduzione di Viviana Farina, la dottoranda Belinda Granata propone una riflessione sulla ricerca archivistica e sulla metodologia per la storia del collezionismo, definita come un viaggio alla ricerca di un “museo di carta”. Seguono gli interventi di Francesca Curti, dedicato ai documenti napoletani sui quadri della “feluca” di Caravaggio, di Vincenzo Sorrentino, sul tema Caravaggio in archivio: dov’era e dove ancora potrebbe essere, di Roberto Alonso Moral, dell’Universidad Complutense de Madrid, sull’esportazione di sculture dal Viceregno alla Spagna, e di Ruggiero Doronzo, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, sugli atti notarili degli Archivi di Stato di Napoli e di Trani come fonti per la storia del collezionismo barocco. La giornata si arricchisce inoltre del contributo di Viviana Farina sugli inventari Doria d’Angri dell’Archivio di Stato di Napoli.
Martedì 16 giugno il percorso si sposta verso l’Ottocento e il Novecento, con una sessione dedicata agli archivi musicali, teatrali e spettacolari. A introdurre e moderare i lavori è Marina Mezzina, del Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di Salerno. Gli interventi affrontano l’archivio musicale come laboratorio storiografico, con Antonio Caroccia del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, il fondo Platania presso la Biblioteca del Conservatorio di Napoli con Gaetano Stella, la figura di Rocco Pagliara con Stefano De Mieri, le musiche per flauto traverso di autori napoletani del Settecento con Renata Cataldi, e le epistole musicali di al-Kindi con Antonino D’Esposito.
Nel pomeriggio, la quarta sessione amplia lo sguardo all’arte e agli artisti tra Otto e Novecento, dagli archivi dell’Accademia agli archivi di famiglia, dal documento alla modellazione 3D. Moderata da Fabio Dell’Aversana, la sessione ospita interventi di Giovanna Cassese, Isabella Valente, Nadia Barrella, Antonella Trotta, Federica De Rosa, Olga Scotto di Vettimo e Alessandra Troncone. Il filo conduttore è la trasformazione dell’archivio in dispositivo di conoscenza: senza archivio non c’è opera, senza documento non c’è possibilità di ricostruire pienamente la vita dell’arte, dei suoi autori, delle sue esposizioni, dei suoi passaggi istituzionali e critici.
La giornata conclusiva, mercoledì 17 giugno, guarda al futuro con la sessione Metaversi per la cultura. Ripensare l’archivio all’epoca dell’intelligenza artificiale. A introdurre e moderare è Antonio Grillo. La riflessione si concentra sulle trasformazioni prodotte dalla digitalizzazione, dall’organizzazione dei dati, dalla rappresentazione della conoscenza e dai sistemi di intelligenza artificiale. Valentina Bartalesi Lenzi, del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione Alessandro Faedo di Pisa, interviene online sul rapporto tra rappresentazione della conoscenza, intelligenza artificiale e beni culturali. Seguono gli interventi di Giuseppe Gaeta, Gianluca Giannini, Pietro Nunziante e Giovanni Gallo, che affrontano temi come la materialità dell’immateriale, l’interoperabilità, la seduzione del plausibile nell’era dell’AI generativa, l’archivio del progetto e la digitalizzazione come strumento per ricostruire contesti storici complessi.
Il valore dell’iniziativa risiede nella sua capacità di tenere insieme ricerca, didattica, tutela e innovazione. Il convegno-workshop non si limita infatti a presentare ricerche concluse o in corso, ma rende visibile il processo stesso della ricerca: l’individuazione delle fonti, l’interrogazione del documento, la comprensione della sua natura materiale e intellettuale, la costruzione di domande storiche e la trasformazione delle tracce archivistiche in percorsi critici.
In un momento in cui la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno modificando profondamente le modalità di accesso, lettura e organizzazione del patrimonio documentario, l’Accademia di Belle Arti di Napoli propone una riflessione necessaria: il futuro degli archivi non può prescindere dalla conoscenza del metodo, dalla competenza storica, dalla responsabilità interpretativa e dalla consapevolezza del valore culturale delle fonti. Tra Seicento e Novecento, tra storia dell’arte, musica, teatro, scenografia e nuove tecnologie, Gli archivi tra metodo e ricerca conferma Napoli come luogo centrale per il dialogo tra memoria, formazione e innovazione.
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Accademia di Belle Arti di Napoli (Abana)

