La povertà educativa a Napoli e nella sua provincia non è solo una questione di mancanza di risorse scolastiche, ma un intreccio profondo di fattori sociali, familiari, territoriali ed emotivi che condizionano il futuro di migliaia di adolescenti. È da questa consapevolezza che nasce “Barriere invisibili”, la prima ricerca campionaria in Italia capace di leggere il fenomeno in modo comparativo e granulare, mettendo a confronto il comune di Napoli con la sua provincia e, al tempo stesso, le singole municipalità cittadine e le aree omogenee del territorio metropolitano.
I risultati dello studio saranno presentati martedì 13 gennaio 2026, dalle 9.30 alle 16.30, nell’Aula Magna del Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in via Partenope, nel corso di una giornata di confronto che riunirà mondo accademico, istituzioni, scuola e Terzo Settore.
La ricerca è frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Ateneo federiciano e il Polo Ricerche di Save the Children, con il supporto del progetto GRINS – Growing Resilient, INclusive and Sustainable, ed è stata finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso fondi PNRR.
Ad aprire la giornata saranno i saluti istituzionali del rettore Matteo Lorito, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, dell’assessore alle Politiche sociali e alla Scuola Andrea Morniroli e del direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche Antonio Acconcia. Il cuore scientifico dello studio sarà illustrato da Cristina Davino, coordinatrice del progetto, mentre l’analisi dei risultati sarà affidata a Michela Lonardi, Research Specialist di Save the Children, e a Rosaria Romano, docente federiciana. Nel dibattito è previsto anche un intervento di Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI, dedicato ai fattori che incidono sui divari nei risultati scolastici. Le conclusioni saranno tratte da Raffaela Milano, Direttrice ricerche e formazione di Save the Children.
Ciò che rende Barriere invisibili un unicum nel panorama nazionale è l’approccio multidimensionale adottato. La povertà educativa viene letta come fenomeno complesso, che non riguarda soltanto l’accesso all’istruzione, ma coinvolge le opportunità offerte dal contesto familiare, scolastico e territoriale, le competenze socio-emotive e relazionali, gli stili di vita degli adolescenti e dei neomaggiorenni, fino alle aspirazioni, alle aspettative e ai bisogni legati ai percorsi formativi, lavorativi e di vita. Centrale, inoltre, è l’ascolto diretto dei ragazzi e delle ragazze, chiamati non solo a raccontare i propri vissuti, ma anche a formulare proposte di intervento.
Lo studio ha coinvolto oltre 50 istituti scolastici e circa 25 enti del Terzo Settore e servizi sociali, permettendo di raccogliere le testimonianze di circa 3.800 studenti e studentesse tra i 15 e i 19 anni residenti a Napoli e provincia, oltre a circa 300 giovani già fuoriusciti dai percorsi scolastici. L’analisi di dati estremamente dettagliati, a livello di singola municipalità e di area territoriale omogenea, restituisce un quadro inedito delle disuguaglianze educative, utile non solo alla ricerca, ma anche alla definizione di politiche pubbliche più mirate ed efficaci.
Barriere invisibili mostra come la povertà educativa sia una delle principali linee di frattura del presente e del futuro del territorio napoletano: una barriera spesso silenziosa, ma decisiva, che condiziona mobilità sociale, accesso al lavoro e cittadinanza attiva. Portarla alla luce significa riconoscerla come priorità collettiva e trasformarla in campo di intervento strutturale.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa del Comune di Napoli)
