di Luca Sorbo
“Ho il privilegio di vivere in prima persona eventi che le altre persone leggono solo sui giornali”
Queste parole del reporter Ciro Fusco, originario del Pallonetto di Santa Lucia e collaboratore dal 2003 della prestigiosa agenzia ANSA, che è l’acronimo di Agenzia Nazionale Stampa Associata , mostrano la passione con cui vive la sua attività. Dichiara ancora “Per me la fotografia è un modo di essere: mi sento un fotografo, non faccio il fotografo”
Il 15 novembre nell’ambito della rassegna IL SABATO DELLA FOTOGRAFIA, organizzata da Pino Miraglia, Ciro Fusco ha raccontato alcuni aspetti della sua esperienza professionale.
Il primo lavoro è stato nel 1993. Ebbe l’incarico di fotografare un dibattito tra Alessandra Mussolini ed Antonio Bassolino. Riuscì ad ottenere le foto che gli avevano chiesto e fu il primo passo per avviare la collaborazione con l’ANSA.
Afferma con orgoglio: “Lavorare per l’Ansa significa anche condividerne l’autorevolezza e la storia di quella che, a 80 anni dalla sua nascita, rimane la maggiore agenzia giornalistica in Italia. Un’assunzione di responsabilità che riguarda anche la produzione fotografica che, al pari del testo, deve rispettare le regole fondamentali di una giusta informazione”.
Denuncia lo stato di difficoltà in cui devono lavorare i fotogiornalisti. Il digitale, gli smartphone, i social ed oggi l’intelligenza artificiale hanno consentito a tutti di ottenere immagini utilizzabili dai giornali. La crisi dell’editoria ha favorito questo drammatico abbassamento del livello qualitativo e lavorare in questo settore diventa sempre più difficile. Purtroppo, a volte i fotografi, sono considerati solo dei manovali, non gli viene riconosciuto il ruolo che meritano. Ai giovani consiglia di specializzarsi e di avere uno stile riconoscibile.
Non dimentichiamo che il fotogiornalista, a differenza del giornalista di penna, deve sempre essere fisicamente presente sull’evento e quindi spesso è l’unico che conosce realmente cosa è accaduto. In un momento storico in cui la linea tra vero e falso è sempre più labile questa serietà e conoscenza sono di estrema importanza.
Nella sua attività ha stabilito una grande rete di contatti che gli consente di ottenere tutte le informazioni di cui ha bisogno. I tassisti sono una categoria che cura particolarmente, perché hanno un’approfondita conoscenza della città e sono sempre presenti sul territorio. Napoli offre sempre notizie particolari ed il suo compito è realizzare foto che siano vendibili in tutto il mondo. Non deve realizzare foto bellissime, ma rendere interessante ciò che fotografa. Comunque da tutti è considerato un fotografo di notevole qualità e sicuramente in futuro sarà pubblicata una monografia con i suoi migliori scatti. Purtroppo vi è stata una valorizzazione della fotografia, sottolineando soprattutto il valore artistico trascurando tutta quella produzione, preziosissima, di cronaca quotidiana. Speriamo che il Ministero dei Beni Culturali comprenda che il fotogiornalismo va tutelato ed aiutato nella sua interezza.
I reportage più difficili sottolinea sono stati quelli in cui sono coinvolti i bambini ed in particolare la morte di Annalisa Durante a Forcella è un ricordo tremendo.
Al termine dell’incontro a cui hanno partecipato come spettatori molti noti fotografi come Gianni Fiorito, Stefano Renna, Salvatore La Porta ed altri ha segnalato la difficoltà di gestire e valorizzare il proprio archivio. Ogni giorno scatta numerose immagini di cui solo una piccola parte viene consegnata all’agenzia. Il fotogiornalista è impegnato tutta la giornata e non ha il tempo né la possibilità economica di ordinare in modo scientifico tutto il materiale che produce. Dobbiamo evidenziare che le foto di cronaca sono la storia quotidiana della città e quindi sono, in qualche modo, patrimonio di tutti. È Indispensabile che le istituzioni culturali, opportunamente finanziate, si facciano carico di questo patrimonio che altrimenti potrebbe andare disperso. Al momento vi è stato un approccio burocratico, cercando una perfezione formale degli archivi impossibile da raggiungere quando si parla di centinaia d migliaia di scatti, se non di milioni. È necessario un approccio di buon senso che aiuti e valorizzi quanto già esiste senza porre vincoli formali, legati più al mondo della pittura. È necessario semplificare le procedure, tenendo conto che siamo in una situazione di emergenza in cui molti archivi rischiano di essere dispersi.
IL SABATO DELLA FOTOGRAFIA si conferma una delle più interessanti manifestazioni in cui riflettere e discutere di fotografia sia storica che contemporanea.




