di Flavio Pagano
Tra poche settimane si vota per eleggere il nuovo sindaco di Furore, e la partita sta entrando ormai nel vivo, appassionando anche chi la osserva dall’esterno. Furore ha infatti un’importanza speciale nell’equilibrio dell’intera Costa d’Amalfi. La ha perché è la località che più di tutte sintetizza la natura maremontana del territorio, perché ha saputo coltivare con esemplare compostezza una raffinata vocazione a coniugare bellezza della natura e arte. E perché, come è stato tante volte ripetuto, questo paese è la magica concretazione di un miraggio: è “un paese che non c’è”, anzi che non ci sarebbe stato senza la travolgente ispirazione creativa di un personaggio ormai leggendario come Raffaele Ferraioli, e senza che i suoi abitanti avessero l’intuizione tutt’altro che banale di seguirlo, scoprendo non solo di avere un’identità, ma di poterne essere orgogliosi.
Siamo pronti ad ascoltare tutte le parti in causa e volentieri daremo voce ad ogni istanza di questa competizione elettorale che si prospetta particolarmente accesa.
Una significativa notizia arriva dalle parole di Antonella Marchese, giovane avvocato e consigliere comunale uscente, nonché referente di un rinnovato gruppo politico: “La discesa in campo nella prossima competizione elettorale di Andrea Ferraioli (figlio del citato Raffaele, ndr) Presidente del Distretto Turistico Costa d’Amalfi, ha un significato importante rispetto a una popolazione che riconosce al mitico sindaco di essere stato l’artefice primo della fortuna di Furore.”
Una candidatura che ha un significato duplice, dunque. Simbolico, ma anche pratico, viste le attitudini manageriali di Ferraioli e le sue competenze nel settore vitale del turismo. Turismo che oggi è un concetto estremamente complesso, che passa per un’offerta sempre più articolata e interconnessa con la cultura, l’enogastronomia, la tutela e l’utilizzo del territorio, per riuscire a tener testa a concorrenti sempre più agguerriti.
Restando in attesa di ascoltare l’altra parte in campo, nel frattempo, se ci consentite, concludiamo con una riflessione personale che va al di là di Furore. L’Italia, infatti, dovrebbe decidersi a cominciare a investire seriamente sui giovani e sulle donne (ancora pochissime quelle in ruoli chiave in Costa d’Amalfi, malgrado abbiano puntualmente dato brillante prova di sé); capitali spesso non solo inutilizzati, ma di fatto inesplorati. La classe politica italiana è ancora formata in gran parte da uomini e per di più da uomini attempati, non di rado ampiamente ultrasessantenni se non oltre, ed è una delle più vetuste d’Europa.
Ben vengano gli anziani, s’intende, purché dimostrino di saper anche cedere il passo. Come scrisse Wolfgang Goethe , “i vecchi vogliono regole, i giovani vogliono le eccezioni”. E le eccezioni sono il sale del futuro.
