Nel cuore di Ponticelli, quartiere simbolo delle periferie napoletane in trasformazione, il teatro diventa spazio di ascolto e restituzione collettiva. Con “Il mio Natale. La città che ascolta”, il Nuovo Teatro Sanità porta in scena l’esito di un intenso laboratorio di scrittura creativa che ha trasformato ricordi personali, emozioni intime e Natali vissuti – o mancati – in brevi drammaturgie corali. L’appuntamento, ospitato presso la Biblioteca Grazia Deledda, si inserisce nella rassegna “Altri Natali” promossa dal Comune di Napoli, ribadendo il ruolo della cultura come infrastruttura sociale capace di generare comunità.

Il progetto nasce da un percorso laboratoriale rivolto a un pubblico adulto e condotto da Enzo Castellone, Biagio di Carlo e Macky Montella, con il coordinamento drammaturgico di Mario Gelardi e il contributo degli allievi del laboratorio di scrittura creativa della biblioteca. In pochi giorni di lavoro, i partecipanti sono stati accompagnati a mettere a fuoco un’immagine, una ferita, una gioia legata al Natale: la parola privata si è fatta racconto condiviso, la memoria individuale materia viva di teatro. In scena, le voci di Federica Aiello, Alessandra Cocorullo, Raffaele Cissone e Nello Provenzano restituiscono un affresco intimo e plurale che richiama la tradizione delle grandi narrazioni familiari napoletane, ma con uno sguardo contemporaneo, inclusivo, profondamente urbano.
La Biblioteca Grazia Deledda si conferma così presidio culturale e luogo di prossimità, capace di accogliere linguaggi artistici e processi formativi di qualità. I soggetti gestori – Cooperativa sociale Sepofà, associazione Noi@Europe e associazione TerradiConfine – sottolineano come portare teatro e scrittura in periferia significhi riconoscere valore ai territori e alle persone che li abitano, offrendo occasioni concrete di espressione e partecipazione. In questa prospettiva, il teatro non è solo spettacolo ma pratica civica: ascolta, connette, trasforma.
“Il mio Natale. La città che ascolta” è, in definitiva, un’esperienza di teatro partecipato che mette al centro l’ascolto e la parola come strumenti di relazione. Un gesto culturale che intreccia memoria e futuro, dimostrando come le storie, quando trovano casa, possano diventare comunità.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)

