Ricostruire un rapporto equilibrato tra uomo e natura è oggi una delle sfide più urgenti per l’Italia e per l’Europa. Lo ha ribadito con forza Vera Corbelli, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, intervenendo alla Conferenza nazionale sul dissesto idrogeologico nell’ambito della RemTech Expo di Ferrara.
La Corbelli ha sottolineato che la governance del rischio idrogeologico non può più essere confinata a un approccio settoriale, ma deve abbracciare un quadro complesso che tenga insieme aspetti politico-istituzionali, tecnico-giuridici, gestionali e formativi. Solo così sarà possibile rafforzare la prevenzione e la tutela della popolazione, degli insediamenti e delle risorse naturali.

Il punto critico, ha spiegato, sta nella crescita esponenziale della popolazione e nella conseguente urbanizzazione disordinata degli ultimi cinquant’anni, che ha alterato profondamente l’equilibrio tra comunità umane e ambiente, aumentando in modo considerevole i fattori di rischio. Per affrontare questa sfida occorre partire dalla conoscenza scientifica del territorio: dalle caratteristiche fisiche e naturali fino alla densità abitativa e all’uso del suolo. Solo un’analisi completa permette infatti di valutare la reale propensione al dissesto delle aree, e di definire strategie di mitigazione capaci di agire sia sulle cause che sugli effetti.
L’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale adotta da tempo un approccio multiscalare e multidisciplinare, che consente di zonare il territorio e individuare le aree a più alto rischio. Questo metodo porta alla definizione di progetti integrati e interventi mirati, capaci di trasformare il rischio qualitativo in un rischio misurabile e gestibile. Parallelamente, è fondamentale rafforzare anche gli aspetti normativi, collegando la pianificazione alle nozioni di accettabilità e tollerabilità del rischio.
Secondo Corbelli, è necessario un tavolo politico-istituzionale-tecnico-giuridico capace di irrobustire l’attuale quadro normativo, fissare nuove regole e rilanciare la programmazione degli interventi non strutturali. Tra questi, il presidio territoriale, la manutenzione idraulica, il monitoraggio e il controllo continuo rappresentano strumenti essenziali per ridurre la vulnerabilità e rafforzare la cultura della prevenzione.
Il messaggio è chiaro: ricostruire il legame tra uomo e ambiente significa puntare su una governance innovativa e condivisa del rischio idrogeologico, capace di garantire sicurezza, sostenibilità e sviluppo per il futuro delle comunità.
Distretto dell’Appennino Meridionale
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